Travaglio e i criminali della “guerra partigiana”

In un articolo apparso su “il Fatto Quotidiano” di sabato 13 aprile, dedicato alle figure dei Presidenti della Repubblica Italiana, Marco Travaglio definisce Francesco Moranino “Gemisto” un “criminale della guerra partigiana” graziato dal presidente Saragat. Si dimentica di dire che la grazia non venne da lui accettata e tornò in Italia solo quando fu ufficialmente riconosciuto che i fatti per cui era accusato erano “atti di guerra” connessi con la Guerra di Liberazione (e non “guerra partigiana”) e quindi erano atti giuridicamente leggittimi. L’Anpi non ha mai smesso di indicarlo tra le figure simbolo della guerra di Liberazione e Sandro Pertini lo definì “fiero antifascista e valoroso partigiano”. Il termine “criminale” va forse citato per i tanti criminali di guerra italiani (a iniziare da Graziani) che tanti stati stranieri hanno cercato di estradare dall’Italia e ai tanti fascisti e repubblichini riciclati in apparati vitali dello stato italiano mentre altrettanti ex-partigiani venivano messi al bando costretti ad espatriare per non finire in galera o in miseria.

Questo il discorso tenuto da Pietro Secchia al Senato della Repubblica  in occasione della grazia concessa il 27 aprile 1965 dal Presidente della Repubblica Saragat ma rifiutata da Moranino, un discorso da leggere e rileggere perchè “sembra quasi che i partigiani non sparassero, non fucilassero, non spargessero sangue né toccasse loro rimestare nelle interiora umane. E invece sparavano, uccidevano e questo lo si comprende solo inserendo i fatti in un contesto di uno scontro violentissimo fatto di torture, di rappresaglie, dove ci si doveva difendere da spie e da infiltrati e c’era poco tempo per il “garantismo”. (da Wu Ming)

Un libro sul comandante “Gemisto”

Aggiornamento: la risposta di mt a una lettera inviata a “Il Fatto”

Aggiornamento: la lettera dei famigliari di Moranino e la replica di mt

Aggiornamento: la lettera di una ex-lettrice de “Il Fatto”

Aggiornamento: la lettera di Alessandra Kersevan a “Il Fatto”

Incontro con Felice Casson

A.N.P.I DI MIRANO e del MIRANESE

VENERDI’ 12 APRILE 2013

SALA CONFERENZE DI VILLA ERRERA, ORE 20.45

DIRITTO AL LAVORO – DIRITTO ALLA SALUTE

DIFESA DELL’AMBIENTE

 

  La Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza, posta a fondamento dei valori dello Stato Repubblicano e della Democrazia Parlamentare, sancisce il diritto al lavoro come principio fondamentale sul quale costruire la libertà, la dignità e l’uguaglianza fra tutti i cittadini.

Diritto al lavoro che in questi anni abbiamo imparato a coniugare con Diritto alla Salute dei lavoratori e dei cittadini e con la Difesa dell’Ambiente. La logica del profitto e dello sfruttamento economico, ad ogni costo, senza regole e tutele, ha causato, negli anni, veri e propri crimini di massa, in Italia come nel resto del mondo, in particolare nei paesi del Terzo Mondo.

Silenzi colposi, mancati controlli, complicità politiche a tutti i livelli, uniti al miraggio di un benessere senza limiti e senza regole, hanno prodotto una cultura dello sviluppo che oggi si presenta come una delle tragedie più immani che l’umanità si trovi ad affrontare per la sua stessa sopravivenza.

Il territorio veneziano, come purtroppo molti altri a livello nazionale, ha subito l’impatto di un grande sito industriale, quello di Porto Marghera, che nel dopoguerra, oltre che aver indubbiamente rappresentato un’importante risposta al bisogno di lavoro e di crescita politica e civile di vaste categorie di lavoratori, ha prodotto e disperso enormi quantità di veleni altamente nocivi sia per la salute di chi operava al suo interno, per la popolazione dei territori circostanti, che per gli assetti legati all’ecosistema lagunare.

Fabbrica della morte il “Petrolchimico”, dove la salute era monetizzata come un bene da comprare e consumare, dove, nel più complice silenzio, si è consumata e spenta una generazione di lavoratori che troppo tardi ha visto riconosciute, in sede giudiziaria e a livello di opinione pubblica, le ragioni per le quali per anni aveva lottato e chiesto giustizia.

Di questi temi parlerà il sen. Felice Casson nell’incontro che si terrà a Mirano presso la sala conferenze di Villa Errera venerdì 12 aprile 2013 alle 20.45

Festa della Liberazione 2013

Programma delle manifestazioni per il 25 Aprile 2013


Venerdì  12  Aprile  alle ore 20.45 nella sala conferenze di Villa Errera:

incontro su “Salute e Lavoro” con Felice Casson proiezione film  “Maschere ‘78” di G. Sticchi

Venerdì  19  Aprile  alle ore 20.45 nella sala conferenze di Villa Errera:

presentazione del libro “Moschetti di legno, fucili di latta” con l’autore Emidio Pichelan e  Maurizio Angelini Pres. Anpi Regionale

Lunedì  22 Aprile alle ore 20.45 al Teatro Nuovo Mirano:

proiezione del film di B. Bertolucci “Il Conformista”   entrata libera

Giovedì  25 Aprile alle ore  9.30  a Mirano:

Commemorazione della Giornata della Liberazione in Piazza Martiri con le Autorità Comunali

Venerdì  3 maggio  alle ore 20.45 nella sala conferenze di Villa Errera:

incontro con Sofia Gobbo Partigiana “Ruolo dei media audio-visivi ieri e oggi” con  documenti video elaborati dall’ A.N.P.I. di Mirano

5 aprile 1944: Martiri del Martinetto

Il Comitato Militare Regionale Piemontese era un organismo di organizzazione e coordinamento militare e venne costituito dal CLN verso la metà di ottobre del 1943, inizialmente con funzioni tecniche e consultive. Vi partecipavano i rappresentanti dei partiti politici antifascisti, affiancati da un gruppo di militari, il colonnello Giuseppe Ratti, il capitano Franco Balbis, il maggiore Ferdinando Creonti, il generale Giuseppe Perotti e il tenente Silvio Geuna. Alla fine del 1943 il compito del coordinamento venne affidato al generale Perotti. Nel marzo 1944, in concomitanza con la prima grande ondata di rastrellamenti che investì le valli piemontesi, il Comitato venne duramente colpito: il 14 venne catturato Erich Giachino, il 27 Quinto Bevilacqua e Giulio Biglieri, il 29 Massimo Montano e il 31 marzo, nella sagrestia del Duomo, luogo di un appuntamento clandestino, l’intero Comitato: Perotti, Fusi, Giambone, Geuna, Braccini, Balbis e Brosio.
Li mandarono a processo il 2 aprile, domenica delle Palme, pensando di chiuderla rapidamente con una esecuzione mascherata dalla parvenza di legalità della “giustizia fascista”; ma la Resistenza aveva numerosi aderenti tra i magistrati e gli avvocati del foro di Torino si offrirono in massa per la difesa degli imputati. Celebrato in un’aula affollata di militi fascisti, di fronte ai quali gli accusati tennero un atteggiamento di rigorosa dignità, il processo si trasformò in un grande momento di propaganda contro il regime. Tra i giudici del Tribunale Speciale sedeva anche un sardo, Dante Sagheddu, squadrista e fondatore del fascio di Iglesias, che verrà poi ucciso dopo il 25 aprile: la sentenza condannò a pene detentive i rappresentanti della DC e del PLI ed alla pena capitale quelli dei partiti di sinistra e i militari. I condannati vennero fucilati all’alba del 5 aprile nel poligono di tiro del Martinetto.

http://intranet.istoreto.it/lapidi/sk_lapide.asp?id=203

Video aggressione squadrista all’Università di Verona

Questi sono i fatti in seguito ai quali l’Università di Verona ha imposto la chiusura dello spazio studentesco autogestito. Spazio a cui è stata attribuita la grave responsabilità di ospitare, tra gli altri, gli studenti e le studentesse che hanno organizzato una libera iniziativa di approfondimento storico considerata non opportuna e scomoda dal potere politico filofascista locale.
Da parte del Rettore nessuna parola di condanna nei confronti dell’incursione squadrista. Nessuna conseguenza per gli studenti che hanno partecipato all’aggressione. Sgombero immediato di Spazio Zero e commissione disciplinare interna per il professor Gian Paolo Romagnani, reo di aver concesso lo spazio per l’iniziativa.
In Università qualcuno/a ha balbettato un po’ di solidarietà. Per il resto silenzio.
Un vergognoso, complice, pesantissimo, democratico silenzio che non ci dimenticheremo.

Il fascismo è qui e ora.
Scegli da che parte stare.

(dal Collettivo “Studiare con Lentezza”)