3 aprile 1944: 71 ostaggi fucilati a Opicina

marzo 29, 2013

Il 3 aprile 1944 venivano uccise 71 persone (tra cui militanti antifascisti, partigiani italiani, sloveni, croati, rastrellati a Trieste e in altri centri della regione), presso il poligono di tiro di Opicina, vicino a Trieste, in seguito alla rappresaglia ordinata per un attentato avvenuto in un un cinema che causò la morte di 7 soldati tedeschi. Questi 71 cadaveri furono i primi ad essere bruciati nel forno crematorio della risiera di San Sabba a Trieste, unico campo di sterminio esistente in Italia.  Le testimonianze della gente del posto e dell’unico superstite della rappresaglia, il giovane partigiano Stevo Rodic, hanno permesso che venisse ricostruita questa ennesima strage in territorio triestino. Il Monumento dedicato a queste vittime del nazifascismo è in stato di abbandono, relegato in una via laterale, con scarne indicazioni, circondato da un centro di raccolta rifiuti e un poligono di tiro ancora funzionante in cui il 15 dicembre 1941 sono stati fucilati cinque antifascisti sloveni, Viktor Bobek, Ivan Ivancic, Simon Kos, Pinko Tomazic e Ivan Vadnal. Questo è un luogo simbolo della resistenza a Trieste e dovremo tutti domandarci perchè, a otto chilometri da qui, c’è un altro monumento ben curato e pubblicizzato in cui  da anni viene richiesta una ispezione approfondita della sua cavità che (chissà come mai) viene sempre negata dalle autorità competenti. Due monumenti che non hanno lo stesso peso e non hanno lo stesso valore. Due monumenti che fanno capire la differenza tra strumentalizzazione  della storia e verità storica.

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marco sare aprile 29, 2013 alle 5:09 pm

Le vittime per l’attentato a Opcina e in via Ghega non fanno parte della storia condivisa.
Fede ne fa la completa cancellazione dai servizi pubblici informativi. Non ho mai sentito nominare queste vittime nelle trasmissioni televisive dedicate alla storia o nelle commemorazioni ufficiali.
In compenso le fosse Ardeatine vanno ricordate ad ogni piè sospinto.
Perché questa differenza. Partendo dal pricipio (assolutamente rifiutabile) che in Italia vengono ricordate solo le vttime italiane e i cui persecutori sono stranieri (italiani/tedeschi) le vittime di via Ghega e Opcina sembrerebbero rispondere a questo requisito, tuttavia c’è una ragione imalpabile che impedisce di accumunare le vittiome triestine a quelle di altre regioni italiane. Qualcuno può darmi una ragione plausibile?

Roberto aprile 29, 2013 alle 6:12 pm

Forse perchè serve alla destra fascista contrapporre le cosiddette “vittime delle foibe” alla Shoah, alle stragi fasciste e naziste, al genocidio del popolo sloveno attuato dagli italiani, così da mettere tutto sullo stesso piano, carnefici e vittime, e quindi di queste stragi non si può parlare, sono messe nel dimenticatoio come la strage di Lipa o quella di Zeret compiuta da un ufficiale alpino a cui dedicano una bella cerimonia ogni anno. Il tragico è il silenzio e/o la complicità della cosiddetta sinistra italiana che sulle foibe ha letteralmente sposato le tesi della destra.

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