Umberto Lorenzoni: “La sinistra non si indigna più”

2mZbPv8La Resistenza non è finita 70 anni fa. Oggi continua nella lotta in difesa della Costituzione. “Non chiamatemi più ex partigiano – scandisce perentorio Umberto Lorenzoni, 88 anni, presidente Anpi Treviso – Io sono ancora un difensore della libertà e della democrazia, ora più che mai dalla fine della guerra”. Non è un caso che l’Anpi, come il nostro giornale, all’inizio di giugno ha lanciato una raccolta firme contro la riforma del Senato voluta dal patto Renzusconi. “È uno schifo – s’indigna Lorenzoni -, hanno rotto l’equilibrio dei padri costituenti”.

Quindi va lasciata così come è?

Una proposta seria è ridurre a 200 il numero di senatori e a 400 quello dei deputati, affidare ai secondi la funzione legislativa e ai primi quella di controllo. Invece, hanno combinato un pasticcio e garantito un risparmio di solo 50 milioni di euro.

Un’altra Resistenza.

Purtroppo sì, non voglio il ritorno del regime. Uno come me, che ha combattuto contro i fascisti, come fa a dire di sì a un piano del genere? Così indecente anche il sistema elettorale: l’Italicum è solo una brutta copia del Porcellum. Chi vince le elezioni, potrà decidere il capo dello Stato, no più super partes ma uomo della maggioranza. Si sta realizzando insomma il sogno della P2 e di Licio Gelli.

Ci sono già le premesse?

Il divieto del voto di preferenza. I parlamentari rispondono solo a chi li ha nominati, cioè i leader di partito, non ai cittadini.

La conseguenza?

Per esempio, il Pd per anni ha criticato il Porcellum, ora invece accetta senza fare una piega l’italicum, solo perché il capo bastone è cambiato. Renzi ha confuso l’Italia con un accampamento di boy scout, con tutto il rispetto per coccinelle e lupetti.

L’Anpi è rimasta senza eredi ai governo?

In pratica è così. Tra i nostri iscritti ci sono parecchi giovani (a Treviso mille su 1500 tesserati), ma si sentono spaesati, senza punti di riferimento.

L’opposizione esiste ancora?

Guardi, la sinistra è morta e sepolta. Se B. avesse fatto quello che oggi sta facendo Renzi avrebbe riempito le piazze. Il Movimento Cinque stelle si è perso per strada, eppure all’inizio avevo fiducia in loro.

Perché la gente non reagisce?

Renzi ha approfittato della crisi per distruggere la Costituzione perché la maggior parte degli italiani è distolto dalla preoccupazione di portare il pane a casa.

Qual è il fraintendimento più grande?

Quello che solo andando d’accordo con B. si può governare. Uno scandalo, ma tutti ne sono convinti.

A luglio il Miur ha siglato con l’Anpi un accordo per promuovere i valori della Costituzione nelle scuole. Una presa in giro?

Sì, ma almeno il progetto è andato in porto.

Lei ha un’energia invidiabile. Spera ancora in un futuro migliore?

Quando a 17 anni decisi di fare il partigiano, ci dicevano che eravamo “bambini pazzi” e “troppo pochi” ma poi abbiamo vinto. Anche oggi dobbiamo resistere un minuto in più dei nemici. Staccai da un albero un morto impiccato. Questo ricordo, ogni volta, mi carica per la battaglia a favore della democrazia.

Intervista di Chiara Diana da “Il Fatto” del 19 agosto 2014

Mariech 14 luglio 2013: Dalle montagne la Libertà

Il 14 luglio per la Libertà: per incontrarsi e ricordare. Alle  10:30 a Cima Mariech. Valdobbiadene (1435 m. s.l.m.).
Vi siete mai fermati a pensare ai luoghi della vostra memoria?
Vi sono luoghi che potrebbero regalarvi lo spaziare degli occhi, il colore dei prati, la serenità di uno sguardo che dai declivi nelle giornate limpide giunge fino al mare.
Ognuno di essi ha una storia, fatta di uomini e donne, fatta di sudore e sguardi, fatta di condivisione spesso e di solitudine altre volte.
Poi vi sono luoghi in cui questo si lega alla Storia, Mariech è uno di questi. Mariech ha visto uomini e donne lottare per la libertà. Il cippo attorno al quale i ritroviamo ogni anno, in memoria dei 137 caduti civili e partigiani, ma che ricorda anche Salvedella, sede del Comando di Brigata, Forconeta, Garda, Pecol, S.Boldo e gli altri luoghi della fascia pedemontana che hanno ospitato, come il Cansiglio e la Pianura Veneta, i “Garibaldini” della Brigata “Mazzini, dalla fine del 1943 alla primavera del 1945, nella lotta contro il nazifascismo per la libertà e la democrazia. Luoghi che sono stati pieni di vita e speranze, luoghi che ne risuonano ora nel loro silenzioso ricordo.
Ci ritroviamo per far risuonare in quel silenzio un ricordo di parole, per condividerlo, mantenere ferma la memoria su quanto è stato conquistato ed impegnarci ogni giorno per guardare il mondo con quella consapevolezza: la difesa della libertà e della democrazia si costruisce ogni giorno, parlando, impegnandosi, raccontando e condividendo storie ed intenti .
Partigiani e bambini, uomini e donne, ragazzi. Esserci oggi ha quel senso.
Il senso di far anche sentire e vedere che siamo in molti a voler continuare a pensare il mondo come un luogo dove impegnarsi qui, ora, perché tutto questo venga difeso.
Un cippo è un luogo per fermarli quegli occhi, fermare i pensieri, ricordare insieme quanto queste vite abbiano lottato per la Libertà, la Democrazia, i Diritti.
E lasciar poi spaziare lo sguardo fino al mare, all’orizzonte.
Perché abbiamo avuto chi ha dato ai nostri occhi la libertà di poter pensare reali le parole orizzonte, futuro, domani.
Per chi non riuscisse a salire in montagna l’appuntamento è alle  12.30 all’osteria Al Codirosso di Nogarolo di Tarzo, per continuare la giornata insieme, condividere un tempo di discorsi e di stare insieme, per sostenere l’ANPI e perché anche da un bel modo di stare insieme parte il costruire la democrazia. (da http://www.anpitreviso.it)

Per prenotazioni, entro mercoledì 10 luglio
Piero Baratto 0423 981246
Luigi Polegato 3388658929
Pasquale Ruffo 043883422
Natalino Merotto 0438898303
ANPI povinciale 0422 260113

Volantini (leghisti) e minacce contro il consigliere «marocchino» di Treviso

Said Chaibi con Umberto Lorenzoni "Eros" a Vidor (http://imgur.com/a/lti3G)

Un ragazzo di 22 anni figlio di genitori marocchini diventa il simbolo della battaglia elettorale trevigiana: Said Chaibi sarà il primo consigliere comunale di origini straniere eletto nella roccaforte leghista e il Carroccio l’ha preso di mira, distribuendo volantini che lo presentano come il «pericolo comunista» incombente sulla città. Ma adesso la questione diventa anche più seria: la scorsa notte il giovane ha raccontato di essere stato minacciato e inseguito da due automobili, che hanno tentato di farlo uscire di strada. «Questo è il terreno di confronto che vogliono per alzare il tiro in maniera spietata – dice Chaibi –  ma io sono trevigiano quanto loro e devono farsene una ragione. Lunedì decideranno gli elettori». Il 27 maggio Treviso ha scelto di mandare al ballottaggio i due candidati sindaco più votati al primo turno, Giovanni Manildo per il centrosinistra e Giancarlo Gentilini per Lega e Pdl. Chaibi, che era candidato con Sel nella coalizione per Manildo, ha preso 149 preferenze ed entrerà comunque in consiglio comunale, in maggioranza o all’opposizione.
Ed è stato anche questo a spingere Lega, Pdl e alleati a scuotere la moderata Treviso paventando il pericolo rosso. La campagna elettorale di Gentilini, per la prima volta in svantaggio, sta puntando tutto sulla dicotomia fra la conservazione e la continuità dei passati vent’anni di amministrazione leghista da una parte, e l’avvento «del comunismo» dall’altra, incarnato non tanto dall’avversario Manildo, che è un moderato, ma dalla sua squadra di centrosinistra. La Lega accusa gli avversari di voler portare a Treviso i centri sociali e favorire le occupazioni abusive, e sul finire della scorsa settimana ha iniziato a diffondere i nuovi volantini per il ballottaggio: recano un’immagine del presidente della Camera Laura Boldrini (espressione di Sel) e una vecchia foto di Chaibi, accanto alla quale viene riportato con toni molto critici un suo pensiero sulla necessità di integrare gli stranieri, riferito agli omicidi violenti compiuti a Milano dall’immigrato clandestino Kabobo. Nella notte fra domenica e lunedì Chaibi stava attaccando manifesti per Manildo insieme a due attivisti; quattro sconosciuti si sono avvicinati a loro minacciando di strappare i manifesti. Quando i ragazzi sono risaliti in macchina per allontanarsi, i quattro, su vetture di grossa cilindrata, li hanno inseguiti, rischiando di farli uscire di strada. Chaibi ha segnalato la vicenda alla Digos, che ora indaga. «Non sono stato eletto da immigrati ma da cittadini trevigiani. Sono nato in Italia e Treviso è la mia città, sono trevigianissimo, ho frequentato le scuole qui dall’asilo alle superiori. Questo odio è stato creato da una fazione che fa politica su questi temi mentre io ne preferisco altri, come cercare soluzioni al disagio dei cittadini che non guardano nomi o colori della pelle, ma idee e competenza. Mi sembra che ormai che non abbiano più motivazioni per opporsi al cambiamento ». Le due coalizioni sono pronte alla sfida. «Noi pensiamo a parlare dei problemi dei cittadini – riflette Roberto Grigoletto, il coordinatore della campagna di Manildo -, non prestiamo il fianco alle provocazioni». Il segretario cittadino della Lega, Enrico Chinellato, commenta: «Non abbiamo nulla di personale contro Said, ma siamo lontani dalle idee che lui rappresenta, quelle di Sel, troppo estremiste e radicali. Chissà dov’è andato ad appenderli, quei manifesti, dato che non ne vediamo in giro. Forse l’hanno fermato prima che potesse farlo». E il candidato Gentilini: «Non so niente di questa storia ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il rispetto delle regole è alla base del vivere civile». Per Abdallah Khezraji, rappresentante delle comunità immigrate trevigiane e vicepresidente della consulta regionale per l’immigrazione, l’episodio denunciato da Chaibi è «un tentativo disperato della Lega di riguadagnare consensi irrimediabilmente persi. Said è un cittadino italiano che gode del diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. E come consigliere ha ottenuto il doppio delle preferenze del sindaco uscente, Gian Paolo Gobbo».

Silvia Madiotto