Ancilla Marighetto “Ora”

Ancilla Marighetto "Ora", 18 anni

Partigiana del battaglione “Gherlenda” è la più giovane Medaglia d’Oro al valor militare della Resistenza Italiana; assieme all’amica Clorinda Menguzzato è stata una delle poche donne in Italia a ricevere tale onorificenza. Era trentina. Venne uccisa da un gruppo di volontari italiani del del CST (Corpo di Sicurezza Trentino) composto da personaggi locali che dipendeva direttamente dalle SS tedesche. Per questa ragione, nel primo dopoguerra, si è cercato di farla dimenticare sottacendo, eludendo, glissando, facendo di tutto pur di sbiadire il ricordo di una donna di cui dovremmo andare orgogliosi e uno dei motivi è piccolo piccolo: per coprire i personaggi locali che avevano fatto “il patto col diavolo” e s’erano fatti parte attiva nel lavoro sporco delle SS.
Come il Maresciallo Rocca di Cavalese, uno che a domanda avrebbe probabilmente risposto: “Io non faccio politica”, ma che aveva seguito il consiglio del commissario collaborazionista De Bertolini, l’ispiratore del CST (Corpo di Sicurezza Trentino).

Per ricordarla sabato 2 marzo 2013, con partenza da Passo Brocon (TN) alle 9.30, ci sarà una “Ciaspolata Resistente”, che percorrerà i luoghi che hanno visto il martirio di Ancilla. La manifestazione è organizzata dall’Anpi di Feltre, Belluno, Bolzano e Vittorio Veneto.

La locandina

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ancilla-marighetto

Le foto della Ciaspolada

Vittorio Veneto: La dittatura in Uruguay, la notte di un popolo. Incontro con Anna Milazzo

Giovedì 8 novembre 2012 alle ore 20,45 presso il parco Fenderl in via San Gottardo a Vittorio Veneto, ci sarà un incontro con Anna Milazzo.
Anna Milazzo è nata in Italia nel 1950. All’età di quasi due anni è emigrata con la sua famiglia in Uruguay e ha vissuto a Montevideo fino al dicembre 1972. Proprio quell’anno è stata sequestrata dalle forze armate e torturata. Anna non ricorda quasi niente del periodo di prigionia a parte grida atroci. La sua memoria ricomincia dalla sua liberazione, in un campo sotto la pioggia e i fulmini. In Uruguay ha frequentato per due anni il corso di Psicologia presso la facoltà di Scienze umane dell’Università della Repubblica. Dopo la sua liberazione è andata in esilio a Firenze, dove si è laureata in Filosofia. Nel 2008, ha pubblicato un racconto e una poesia nel libro “Laboratorio forme 1” curato da Gianni Cascone e Paola Rosati. Ha inoltre pubblicato racconti e poesie sulla Rivista Collettivo R, curata da Martha Canfield e Antonella Ciabatti. Nel 2012 pubblica “Anahí del mare – La dittatura in Uruguay, la notte di un popolo”.

Parteciperà Eugenio Alfano di Amnesty international

Organizzato da: Mondo in Cammino Veneto e Associazione senza Frontiere con il patrocinio della Sezione Anpi di Vittorio Veneto “Div. Garibaldi Nino Nannetti”

Questa la prefazione al libro “Anahì del mare” di Massimo Carlotto

Pastasciutta antifascista

Domenica 29 Luglio 2012 al Museo-Rifugio in Pian de le Femene l’ANPI di Vittorio Veneto e l’ANPI “La Spasema” di Limana (BL) vi invitano ad un pranzo conviviale, ovvero la Pastasciutta Antifascista: la pastasciutta verrà offerta come vuole la tradizione iniziata dalla Famiglia Cervi di Campegine, Reggio Emilia, nel 1943 (vedi in seguito la spiegazione). Ci servirebbe sapere circa quanti stomaci antifascisti vorranno partecipare, perciò, per segnalare la vostra presenza e per informazioni varie, chiamate:
Augusto Segat (versante vittoriese): 348 2550653
Roberto Gallina (versante bellunese): 328 1645825
Come arrivare in Pian de le Femene: https://maps.google.it/maps?q=46.013416%2C12.227007&ll=46.013498%2C12.226549&spn=0.002105%2C0.004823&num=1&t=m&z=18

Il 25 luglio del 1943, il Gran consiglio del Fascismo vota la sfiducia a Benito Mussolini e il re lo fa arrestare. Cade il regime. A Campegine, in provincia di Reggio Emilia, si fa festa. Una famiglia di contadini un po’ particolari per l’ingegno e la passione che mettono nel lavorare la terra e nell’opporsi alla dittatura, fa il più bel funerale del Fascismo, per dirla con le loro parole.
Decide di offrire al paese un piatto di pasta asciutta. Sono i sette fratelli Cervi con il padre Alcide, la madre Genoeffa e tante altre famiglie della zona. Tempi di fame e povertà, anche nella bassa reggiana, c’è la guerra combattuta e c’è la voglia di sperare. I Cervi ricreano la piazza, la riprendono dopo anni di adunate pilotate, offrendo pastasciutta a tutti i compaesani, una pasta frutto della farina e delle braccia di più persone che non avevano molto. Al massimo potevano fare una pasta in bianco, con burro e parmigiano, ma quella la fecero.