DUE EQUAZIONI

Statement by the Secretary General on NATO-Russia Council meeting            Statement by the Secretary General on NATO-Russia

COUNCIL MEETING

La NATO  e il resto del mondo :  Equazione 1… a questa  informativa ci pensano la Rai

                                                         Mediaset e la stampa occidentale

Il RESTO DEL MONDO e la Nato : Equazione 2…a questa informativa ci pensa

                                                               L’Anpi Mirano

Gli Stati Uniti continuano a mostrare i muscoli a Mosca, infatti per febbraio 2017 è previsto uno schieramento di uomini e mezzi sui confini est della NATO che non si era mai visto dalla fine della guerra fredda.

Il piano del Pentagono, come è emerso recentemente dalle pagine del Wall Street Journal, prevede lo stanziamento in modo permanente di 4200 uomini e mezzi corazzati in Lituania, Estonia, Lettonia, Bulgaria, Romania e Polonia. Questo bel piano dovrebbe, secondo i generali americani, tranquillizzare i Paesi dell’Est europeo spaventati dalle possibili aggressioni di Mosca. Si sa, per gli Stati Uniti il vero problema è la Russia, non i tagliagole del Daesh.

Sembra che l’Europa non abbia niente di più serio a cui pensare che difendersi dalla Russia. Mentre la NATO continua la sua guerra fredda, il Daesh uccide e semina terrore, le sanzioni antirusse provocano danni enormi all’economia europea e italiana. Quanto può durare ancora questo teatrino? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito il sociologo Francesco Alberoni, autore del libro “Tradimento. Come l’America ha tradito l’Europa e altri saggi” (Leima edizioni).— Perché secondo lei la NATO vuole creare questa tensione ai confini con la Russia?

— Certamente gli Stati Uniti e in parte l’Europa hanno a mio giudizio sviluppato un atteggiamento negativo nei riguardi della Russia, che sarebbe stato più conveniente avere come alleato. Nelle vicende storiche degli ultimi tempi, finita la guerra fredda ci si poteva aspettare un avvicinamento fra gli Stati Uniti e la nuova Russia, semmai anche in funzione di una lotta contro il radicalismo islamico, che la Russia conduce da molto tempo.

Le manovre della NATO rientrano in una strategia dimostrativa che non ha nessun significato reale, non c’è nessun pericolo. In questo modo distolgono l’attenzione dell’Unione europea da quella che è la vera minaccia, cioè l’ISIS e il flusso islamico. È una politica americana che purtroppo va avanti dalla caduta dell’Unione Sovietica. Mi sono sempre augurato che finisse e venisse fatta la pace. Per gli europei questo è un danno. Quelli della NATO e del Pentagono a mio avviso sono tutti degli show.

— Perché gli Stati Uniti conducono questa politica proprio oggi quando bisognerebbe fare un unico fronte con la Russia contro il Daesh e il terrorismo?

— È una vecchia politica dell’Inghilterra e dell’America che precede l’Unione Sovietica. L’Inghilterra ha sempre lottato contro la Russia, se pensiamo anche alla guerra di Crimea. Questo per evitare che la Russia si espandesse.

È vero che c’è un forte legame economico fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra e i potenti del Golfo. Gli anglosassoni continuano a preferire le potenze del Golfo, hanno impedito che si formasse una grande unificazione economica fra le due metà dell’Europa, la Russia e il resto dell’Europa.

— Vista la minaccia evidente del Daesh, la politica degli Stati Uniti, che tuttora vedono nella Russia il nemico, è inspiegabile, no?

— È spiegabilissima. Non hanno voluto che si creasse una grande potenza militare e economica. L’Europa, la Russia e tutti i territori asiatici avrebbero costituito una notevole potenza. Questo agli anglosassoni ha sempre dato fastidio e hanno continuato perciò a fare la guerra fredda. Non è una vera guerra, ma sono segni di ostilità, e gli europei sono andati dietro a questa politica anglosassone. L’Europa ubbidisce a quello che dicono gli americani.

— Il Cremlino ha risposto ai piani della NATO dichiarando che ci saranno delle risposte a queste azioni. Secondo lei si corre un rischio concreto con questa politica della NATO?

— Secondo me quelle della NATO sono provocazioni e sarebbe meglio non rispondere niente alle provocazioni. Secondo me non c’è un rischio concreto, la Russia non attaccherà nessuno. Si tratta di una propaganda che non va nemmeno considerata. Bisognerebbe lasciar cadere queste fantasie. Bisognerebbe fare un trattato di pace, organizzare delle mostre artistiche, affrontare il problema sul piano culturale, facendo delle conferenze su Dostoevskij. Bisognerebbe dire agli americani di lasciar perdere le armi e di venire al Bolshoi. Non c’è il rischio di nessun’invasione, si tratta di fantasie, oltretutto pericolose. La Russia non vuole invadere nessuno e non c’è alcuna intenzione di una guerra americana in Europa. Sono scenari e giochi da bambini che fanno i generali.

NATO all'est contro la minaccia russa
© Sputnik. Vitaly Podvitsky
NATO all’est contro la minaccia russa

— L’Italia subisce forti danni economici per questi giochi da guerra fredda. Gli interessi italiani non coincidono con quelli americani, no?

— Le sanzioni sono un gravissimo danno. Credo che oramai lo sappiano tutti, ma gli anglosassoni insistono, perché è un modo per tenere ferma la Russia e indebolirla.

Gli americani non vogliono la super potenza, vogliono essere loro i padroni del mondo.

— Per l’Italia non sarebbe ora di ripensare i rapporti con la Russia?

— L’Italia è un Paese piccolo che non ha voce in capitolo. L’Italia soffre da tempo per le sanzioni, ma è la Comunità Europea che è rigida e infine ubbidisce alle richieste americane. Molti Paesi europei sono contrari alle sanzioni. Sono convinto che un’unione economica fra l’Europa e la Russia avrebbe arricchito tutti e due. Ed è proprio quello che gli americani non hanno voluto. Le sanzioni sono un grave danno per la Russia, l’Europa e anche per la stessa cultura europea.

— Questo confronto fra Stati Uniti e Russia è destinato a suo avviso a terminare ad un certo punto?

— In parte continuerà, perché questo confronto è stato esagerato negli ultimi tempi, la crisi ucraina è stata gestita male, c’è stata una cattiva volontà delle diplomazie europee nel risolvere i problemi. Io non escludo che questi problemi possano essere risolti, sarà una gran cosa molto buona per tutti.

Le armi servono in certi casi, come per esempio nella lotta al Daesh. Mettere in ballo la questione delle armi nel nord Europa è una follia, che non va presa sul serio, bensì ridotta a quello che è. Si tratta di propaganda bellicista, la NATO monta scenari che non esistono. Non ci sono solo i Paesi Baltici, c’è anche il resto dell’Europa dove nessuno vuole una guerra sul proprio continente! La guerra va fatta al Califfato!

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Un commento su “DUE EQUAZIONI”

  1. LA TURCHIA VERSO IL FASCISMO? PER ORA ERDOGAN E L’OLIGARCHIA TURCA STANNO ANCORA MUOVENDO I PRIMI PASSI, MA LA DIREZIONE E’ QUELLA…
    (Gianni Sartori, 22 maggio 2016)

    Mentre l’oligarchia turca, colonialista e fascista, prosegue nella sua politica di distruzione e saccheggio in Kurdistan, lo Stato turco e il Presidente Erdogan si stanno indirizzando verso un modello sempre più autoritario .
    La nuova guerra contro i curdi era cominciata nel luglio del 2015, dopo la sospensione del processo di pace e con l’isolamento completo imposto al dirigente curdo Abdullah Ocalan.

    Poi erano cominciate le azioni suicide contro i civili, quelle che UIKI aveva stigmatizzato come “un’operazione congiunta AKP-ISIS”. Cinque persone erano rimaste uccise a Diyarbakir, 33 a Suruc e un centinaio ad Ankara. Negli stessi attacchi oltre 900 persone erano rimaste ferite.

    In una seconda fase dell’operazione, erano entrati in azione esercito e polizia turchi.
    Da mesi in molte città del Kurdistan è stato dichiarato il coprifuoco.
    Cizre, Silopi e Sur sono stata quasi completamente distrutte e solo a Cizre 120 civili sono stati bruciati vivi in una cantina. Un massacro documentato anche da ONU, HRW e Amnesty International.
    Nusaybin, Yuksekova e Sirnak stanno ora vivendo tragedie analoghe e ormai tutte le città curde sono quotidianamente sotto attacco. Oltre 800 civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi dall’esercito turco.
    Chiunque abbia osato esprimere critiche alla guerra voluta da Erdogan è stato pesantemente minacciato, compresi i 1028 accademici che avevano firmato l’appello: “non vi seguiremo in questo crimine” (molti di loro sono già stati licenziati). Messi a tacere anche i media con la minaccia di azioni legali. Centinaia di giornalisti restano in prigione e chiunque abbia il coraggio di opporsi al delirio di onnipotenza di Erdogan viene etichettato come “terrorista”.
    Presumibilmente lo scopo di Erdogan con la sua annunciata “riforma
    dello stato in senso presidenziale” (bonapartismo?) è quello di svuotare il sistema parlamentare. Un importante passo in direzione di questo obiettivo è stato compiuto revocando l’immunità parlamentare dei deputati dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli, all’opposizione) accusati di fiancheggiamento al PKK per aver sostenuto il processo di pace.
    Complici dell’AKP (il partito di governo, privato recentemente del presidente
    e primo ministro Davutoğlu), il MHP (i “lupi grigi”, fascisti) e il CHP (Partito Repubblicano del Popolo, kemalista e soidisant “socialdemocratico”). Confermando ancora una volta che l’unica cosa che accomuna quei partiti che rappresentano il nazionalismo di Stato (AKP, MHP e CHP) è l’ostilità nei confronti del popolo curdo,

    L’UE, gli USA e la NATO si sono limitati a qualche blanda dichiarazione (del tipo: “la democrazia è in pericolo”; o anche: “la qualità della democrazia sta scadendo”) minimizzando la gravità di quanto sta accadendo e rendendosi di fatto corresponsabili di questo atto dittatoriale compiuto da un loro alleato strategico. Mentre il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, osava parlare di “colpo alla democrazia turca e alla libertà politica”, la cancelliera Angela Merkel (che si era spesa per firmare l’accordo con la Turchia per bloccare i profughi) ha dichiarato che in futuro “solleverà il problema”. Un comportamento sicuramente gradito da Erdogan che così non deve preoccuparsi di interferenze esterne.
    Ma dal punto di vista dei curdi: “La democrazia in Turchia è finita!”.

    Se davvero (per ipotesi, puramente accademica) volessero salvaguardare la democrazia e la stabilità nella regione, le potenze occidentali (invece di collaborare con uno Stato che, mentre sostiene l’ISIS, fa la guerra al popolo curdo) dovrebbero applicare sanzioni economiche, militari e politiche nei confronti di Ankara.
    Quanto all’obiezione che in fondo Erdogan è stato eletto, basti ricordare che lo era stato anche Hitler.
    E’ cosa nota che quando un regime vuole togliersi di torno le opposizioni in Parlamento, non deve far altro che privarle dell’immunità (per poi magari incarcerare qualche deputato). E queste sembrano essere le intenzioni di Erdogan. Nel frattempo prosegue l’opera di eliminazione fisica dei semplici militanti nelle strade, nelle prigioni e sulle montagne.
    Gianni Sartori

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