6 Agosto 2016, Mulini di sopra, Mirano: “SIMBIOSI FIUME MUSON – FIUME OTA”

6 Agosto 2016, Mulini di sopra, Mirano: “SIMBIOSI FIUME MUSON – FIUME OTA”

Hiroshima Mon Amour

La sera del 6 Agosto 2016, alle ore 21 ai “Mulini di sopra” di Mirano, avrà luogo “Simbiosi fiume Muson – fiume Ota”

Dal film “Hiroshima Mon Amour”:

La filosofia di Gunter Anders su “Hiroshima” voce di Valter Zanardi e lettura prefazione di Robert Jungk:

La liberazione di Mirano

29 aprile 1945: partigiani, patrioti e soldati inglesi in piazza a Mirano
29 aprile 1945: partigiani, patrioti e soldati inglesi in piazza a Mirano
29 aprile 1945: il contingente tedesco si arrende
29 aprile 1945: il contingente tedesco si arrende

 L’attività del Comitato di Liberazione Nazionale di Mirano riprende nel marzo del 1945, quando Marcello Demonte, Erminio Nicoletti e Pellegrino Sperandio tornano ad incontrarsi per ricreare il gruppo di persone che avevano contrastato i fascisti e che, ora, devono pensare alla possibile liberazione. Nel medesimo periodo ricominciano gli incontri anche fra i partigiani rimasti nascosti nella zona. Come ricorda Tomat-Demonte, tornato a Mirano dopo la fuga dal carcere di Brescia, dove era stato rinchiuso dopo il processo del gennaio 1945: “a Mirano rimango in semiclandestinità e riprendo i contatti con quei pochi elementi della Resistenza che sono rimasti in zona”.
Il 26 aprile si ha fra gli elementi del Comitato di Liberazione un incontro che si tiene in casa di Sperandio ed al quale partecipa il dottor Fioridia. Durante la riunione si decide “di non porre ulteriore indugio all’azione sovratutto ai fini di tentare di creare in Mirano una situazione di equilibrio fra truppe tedesche uscenti ed eventuali truppe inglesi entranti, che non turbasse la vita cittadina e sovrattutto che non creasse vittime e distruzioni”. In pratica, si decide di impadronirsi dell’edificio del municipio e della casa del fascio cercando in entrambi i casi di evitare lo scontro coi tedeschi, “anche perché precise assicurazioni del Comando del presidio germanico escludevano il loro intervento”. In questo momento sono presenti in Mirano circa quattrocento soldati tedeschi in armi.
Intanto, “elementi della Resistenza locale e volontari del momento” si riuniscono a Scaltenigo per programmare la presa della casa del fascio e l’arresto dei fascisti prima che fuggano: essi contano sull’aiuto, al momento opportuno, di collaboratori della polizia e della Marina Militare. Inoltre cercano di evitare l’intervento del tedeschi “assicurandoli anzi che a noi interessano solo i fascisti ed eventualmente le S/S tedesche”.
Lo stesso 26 aprile i partigiani a Scaltenigo disarmano, comandati da Guido Gambato, la caserma della milizia ferroviaria ed un reparto di brigate nere di Bologna. La mattina del 27 tutto il materiale così sequestrato viene recuperato da automezzi del C.L.N. e portato a Mirano.
Alle dieci della stessa mattina i rappresentanti del C.L.N. di Mirano si recano nel Municipio e chiedono l’immediata consegna al Comitato stesso della gestione del Comune. Mentre sono in corso le trattative, i partigiani attaccano con una azione a sorpresa la casa del fascio: essi agiscono al comando del tenente della polizia che, al contrario di quanto stabilito dal Comitato di Liberazione, ordina l’attacco per crearsi un alibi. Intervengono i tedeschi che ingaggiano una sparatoria nella piazza di Mirano. La situazione diventa pericolosa e i rappresentanti del C.L.N. si recano nella casa del fascio a trattare con i tedeschi: sono attimi in cui si rischia la degenerazione del conflitto. Il tenente di polizia, intanto, fugge dall’edificio calandosi dalla finestra.
A mezzogiorno si riesce a far cessare la sparatoria. Come ricorda Tomat-Demonte: “noi per evitare inutili rappresaglie e vittime negli ultimi momenti di guerra, desistiamo dall’azione e così perdiamo anche l’occasione di catturare i fascisti che ci interessavano, tranne qualche mezza figura”.
Alla fine della sparatoria rimangono, comunque, dei caduti e dei feriti. Non è facile dirne il numero preciso. Secondo Tomat-Demonte: “restano uccise in piazza tre persone più un partigiano, tanti i feriti”; secondo la relazione del C.L.N. di Mirano al C.L.N. di Venezia in data 8 maggio 1945 cadono, invece, un partigiano, due civili ed un tedesco. Un partigiano (Luigi Tomaello), due tedeschi, una donna ed un bambino morti più vari feriti fra i rimanenti partigiani ed i civili è il bilancio della relazione della Brigata ‘Martiri’ in data 5 aprile 1946. Infine, sono due partigiani (il Tomaello e Mario Marcato), due tedeschi ed una donna morti e vari feriti secondo la relazione della Brigata ‘Martiri’ senza data.
Dopo questo scontro, i rappresentanti del Comitato di Liberazione intervengono nuovamente presso i comandanti tedeschi imponendo loro sei clausole alle quali attenersi e che, in breve, dispongono: “nessuna circolazione da parte dei soldati tedeschi, chiusi nelle loro caserme, allontanarsi al più presto possibile da Mirano e non fare uso alcuno delle armi”. Viene, in questo modo, superato un primo momento molto pericoloso per Mirano: la non accettazione da parte dei tedeschi delle clausole avrebbe procurato a Mirano gravi danni, visto che al momento della trattavia, sono in Mirano circa tremila soldati germanici con dodici carri armati.
Nel corso dello stesso 27 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale di Mirano assume “tutti i poteri di amministrazione del territorio del Comune di Mirano” e nomina la giunta popolare amministrativa composta da: Luigi Bianchini, Franco Pezzoni, Emilio Prosdocimi e Pietro Ribon (per la Democrazia Cristiana); Marcello Demonte, Gioacchino Gasparini e Giuseppe Tizianello (per il Partito d’Azione); Erminio Nicoletti ed Antonio Naletto (per il Partito Comunista); Pellegrino Sperandio (per il Partito Socialista). Emilio Prosdocimi viene nominato sindaco; prosindaco è Marcello Demonte. Gli stessi Bianchini, Demonte, Nicoletti e Sperandio firmano il decreto come rappresentanti del C.L.N.
Come recita il primo articolo del decreto che annuncia la nomina della giunta (affisso in forma di manifesto in data 28 aprile 1945), “in attesa di una libera consultazione popolare e delle ulteriori disposizioni del governo democratico italiano (…) i cittadini come sopra designati entrano immediatamente in carica sostituendo i precedenti amministratori decaduti dalla funzione”. Gli articoli n° 4 e n° 5 dello stesso decreto invitano i facenti parte delle forze armate nazi-fasciste a consegnare le armi e l’equipaggiamento al più vicino posto dei Volontari della Libertà, sotto pena di morte; e afferma il passaggio di “tutte le forze armate nazionali del Comune” agli ordini del Comando dei Volontari della Libertà, rispondente a sua volta al Comitato di Liberazione.
Ma Mirano non è ancora formalmente libera.
Il 26 aprile Fioridia convoca i partigiani, distribuisce le armi a coloro che ne sono sprovvisti ed indica la linea da seguire: “veniva predisposto il blocco delle strade, Tinterruzione delle vie di comunicazione che danno accesso a Mirano con brilla¬mento di mine, il disarmo di gruppi di tedeschi, l’installazione di staffette segnalatrici dei gruppi tedeschi avanzanti onde stabilire di volta in volta il disarmo o meno a seconda della forza data la nostra esiguità di uomini e di mezzi”. Tutta la giorna¬ta viene impiegata per il disarmo di gruppi tedeschi in transito verso la ritirata: la situazione non è tranquilla, ma viene, comunque, controllata dai componenti del C.L.N..
La mattina del 29 aprile la sede del Comitato di Liberazione è teatro di una sparatoria fra resistenti e tedeschi. Dopo la costruzione di una barricata di fronte alla sede del Comitato, la colonna tedesca si blocca ed invia qualcuno a trattare coi rappresentanti del Comitato i quali sventano nuovamente un attacco contro Mirano.
Ma la paura non è finita: lo stesso giorno un gruppo di partigiani ingaggia appena fuori il paese un combattimento contro un contingente tedesco: si tratta di quat- trocentottanta uomini equipaggiati con lanciabombe, panzerfaust e mitragliere pesanti. L’armamento viene piazzato in attesa dell’arrivo dei mezzi inglesi ormai vicini. Il comandante tedesco viene contattato e condotto a parlamentare coi rappresentanti del Comitato di Liberazione per tentare di evitare lo scontro fra inglesi e tedeschi, scontro che metterebbe in pericolo Mirano. Mentre si svolge la trattativa, i partigiani avvertono le prime autoblinde inglesi dell’80 Armata, che “entrarono a Mirano, provenienti dall’autostrada e dalla Via Porara alle ore 15 circa del giorno di domenica 29 aprile 1945 e si diressero subito verso Mestre”: qui, in località Fossa di Mirano, inglesi e tedeschi si accordano senza sparare un colpo. Alle sei di sera il contingente tedesco si arrende, deposita le armi in piazza a Mirano e riparte verso Mestre, sotto la scorta degli inglesi.
A Mirano rimangono una quarantina di soldati russi consegnati, dopo pochi giorni, alle autorità alleate.
Mirano è ora libera. Come ricorda Monsignor Muriago: “così ebbe fine per Mirano la guerra. Esplosioni di gioia per tutta la serata e nei giorni seguenti”. E Bruno Tomat-Demonte, dopo avere controllato il disarmo degli ultimi tedeschi in piazza a Mirano: “dalla busta di un ufficiale tedesco, buttata nel mucchio, escono dalle carto-
line, ne prendo due-tre, me le metto in tasca: è il mio bottino di guerra… e me ne torno a casa terminando così 7 anni di vita donata alla Patria”.

(da “Mirano 1938-1948 – La Resistenza e la vita della società miranese” di Martino Lazzari e Cristina Morgante)

Alle istituzioni locali di Mirano, da Gianni Giannoccolo

OLYMPUS DIGITAL CAMERARiceviamo questa lettera da Gianni Giannoccolo, da noi invitato a Mirano con Alessandra Kersevan, per presentare il suo libro ““Resistenza: guerra civile o guerra giusta?”

Caro Roberto,
ti ho scritto due giorni dopo che sono tornato a casa da Mirano, ma il messaggio mi é stato respinto per un mio mero errore.
Ad ogni modo desideravo ringraziare te e l’ANPI di Mirano per avermi offerto l’occasione di presentare il mio libro sulla Resistenza. E’ stata, tutto sommato, un bella serata, ma sarebbe stata ancora più bella se le Istituzioni locali (Comune, Camera del Lavoro, Partiti, Associazioni, ecc.), avessero partecipato all’iniziativa.
Quel che mi  ha dato più fastidio, anzi un senso di ribellione interiore, é stato il fatto che la serata era anche dedicata ai Martiri di Mirano trucidati dai nazifascisti e quella sera cadeva l’anniversario. Sono segni premonitori molto preoccupanti per il futuro del nostro Paese.
Ad ogni modo noi andremo avanti cercando di non mollare, cercando di coinvolgere le giovani generazioni.
Ancora grazie di Tutto e molti saluti cordiali.
Gianni.

Ballata: omaggio a Wyslava Szymborska

Ieri sera a Mirano in Villa Belvedere Licia Maglietta con Angela Annese ha portato in scena un reading di poesie della poetessa polacca premio nobel Wyslava Szymborska. Questa è una delle poesie lette durante la serata.

L’odio  

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.
Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.
Religione o non religione-
purché ci si inginocchi per il via.
Patria o no-
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene,  all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.
Oh, questi altri sentimenti-
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
giunta prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.
Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?
Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.
E’ un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata
In ogni instante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
– lui solo.

 

Sapere per non dimenticare

Una vera scienza storica non può avere niente in comune  con l’affermazione che gli atti e le decisioni di una sola persona possano essere causa  di una guerra Mondiale. Con questa iniziativa si tenterà, attraverso vari incontri, di analizzare l’hitlerismo in Germania ed il fascismo in Italia, da  chi sono stati messi in piedi, chi li ha  armati e quali erano i veri obiettivi del capitale finanziario internazionale, occulto finanziatore di questa forza d’urto criminale.
Nella serata  di Venerdì 22 giugno alle ore 20.45 in Sala Errera a Mirano con l’aiuto di due storici potremmo conoscere e approfondire la fase più tragica e drammatica della  Seconda Guerra mondiale nella  parte iniziale con l’invasione dell’ URSS e nella parte finale con lo sbarco in Normandia, soprattutto dal punto di vista militare ed economico, non slegato dalle conseguenze distruttive, la più distruttiva delle guerre che la storia ricordi e che l’umanità ha patito con 50 milioni di morti.

18 Maggio: “Fascist Legacy” in Sala Errera a Mirano

“So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori” Benito Mussolini ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, 1943.

Fascist Legacy (“L’eredità del fascismo”) è un documentario in due parti sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, realizzato e mandato in onda nei giorni 1 ed 8 novembre 1989 dalla BBC.
La prima parte tratta dei crimini di guerra commessi durante l’invasione italiana dell’Etiopia e nel Regno di Jugoslavia. Enfasi vi viene posta sull’impiego dell’iprite, o gas mostarda, da parte del Generale Pietro Badoglio, sui bombardamenti di ospedali della Croce Rossa e sulle rappresaglie dopo un attentato contro l’allora Governatore italiano dell’Etiopia. La sezione che esamina l’occupazione della Jugoslavia cita gli oltre 200 campi di prigionia italiani sparsi nei Balcani, in cui morirono 250.000 internati (600.000 secondo il governo jugoslavo), e si sofferma sulle testimonianze relative al campo di concentramento di Arbe (Rab in lingua serbo-croata) e sulle atrocità commesse nel villaggio croato di Podhum, presso Fiume.
La seconda parte tratta del periodo successivo alla capitolazione italiana nel 1943 e si rivolge principalmente all’ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. L’Etiopia, la Jugoslavia e la Grecia richiesero l’estradizione di 1.200 criminali di guerra italiani (i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani), sugli atti dei quali fu fornita una completa documentazione. Entrambi i governi alleati videro però in Badoglio anche una garanzia per un dopoguerra non comunista in Italia, e fecero del loro meglio per ritardare tali richieste fino al 1947 quando i Trattati di Parigi restituirono la piena sovranità al paese: gli stati sovrani in genere non estradano i propri cittadini. L’unico ufficiale italiano mai perseguito e condannato a morte da un tribunale britannico fu un antifascista, Nicola Bellomo, responsabile della morte di prigionieri di guerra britannici. La voce narrante originale è di Michael Palumbo, storico americano autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Vengono inoltre intervistati gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e il britannico David Ellwood.
I diritti dell’opera, tradotta in lingua italiana dal regista Massimo Sani, furono acquistati dalla RAI nel 1991, ma il documentario non venne mai mandato in onda. L’emittente La7, invece, trasmise degli ampi stralci di Fascist Legacy nel 2004 all’interno del programma Altra Storia.

In compenso la Rai il 7 febbraio 2005 (in occasione della Giornata del Ricordo), trasmise lo sceneggiato “Il Cuore nel Pozzo” che in sostanza è un impianto di memoria artificiale stile “Total Recall”: durante la seconda guerra mondiale, un’Italiana residente in Slovenia e il suo bambino, frutto della violenza subita da un partigiano sloveno, son minacciati dalla furia slava del partigiano, che vorrebbe trucidare lei e il bimbo. Sarà un prete italiano, don Bruno, a metterli in salvo. Il pozzo è ovviamente la foiba dove finirà don Bruno.
Non venne trasmesso “Fascist Legacy” perché in quel documento si racconta che gli Italiani che invasero l’ex Jugoslavia fecero un carnaio: distrussero e incendiarono interi villaggi, giustiziarono, violentarono e torturarono, gestirono campi di concentramento, dove si andava a morire anche per il semplice fatto di NON essere italiani.

Una giornata per la Memoria, una per il Ricordo. Cosa succede quando la memoria storica più imbarazzante viene annullata? Che si creano ricordi falsi per riempire il vuoto. Il documentario “Fascist Legacy” sarebbe una buona cura ma la Rai non lo manda in onda. Da 23 anni.

Numerose sezioni dell’Anpi e altrettante organizzazioni antifasciste l’hanno proiettato in questi anni in tutta Italia e adesso lo proietta l’Anpi di Mirano nella Sala Conferenze di Villa Errera il giorno 18 maggio alle ore 20.30. Ingresso libero.

Qui il video completo:

http://www.youtube.com/watch?v=2IlB7IP4hys&feature=plcp

Cineresistenza: Nazirock

VENERDÌ  20 APRILE ALLE 20.30 SALA ERRERA MIRANO

CONTINUA IL CINEFORUM “CINE-RESISTENZA”!!

L’ ANPI di Mirano, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, e la Rete degli Studenti Medi di Mirano, associazione di studenti caratterizzata come sindacato studentesco, presentano

CINE RESISTENZA!

4 serate di rassegna cinematografica e dibattito su temi sociali e politici, sia storici che contemporanei.
Analizziamo la società attraverso la pellicola, creiamo un ponte fra più generazioni a confronto:
FACCIAMO CINE RESISTENZA!

Quarta pellicola in proiezione “NAZIROCK”
REGIA: Claudio Lazzaro
Nazirock – Il contagio fascista tra i giovani italiani.
E’ il titolo del film documentario che porta la firma di Claudio Lazzaro Leggi tutto “Cineresistenza: Nazirock”

Elezioni a Mirano

A.N.P.I

 DEL MIRANESE

 

APPELLO A NON DIMENTICARE

 

In questo particolare momento della vita politica nazionale e locale, è fondamentale mantenere alto il livello di guardia contro ogni forma di provocazione intesa a creare divisioni interne al fronte delle forze antifasciste che devono rimanere unite nella difesa dei principi e degli ideali nati dalla Lotta di Liberazione posti a fondamento dello Stato Democratico e sanciti dalla Costituzione Repubblicana.

 

Siamo un popolo che spesso perde la memoria, tradendo il sacrificio dei suoi figli migliori, morti per restituire all’Italia la Libertà e la Democrazia e che  quando è chiamato ad operare scelte importanti, cade in una sorta di torpore, rinunciando a riflettere sugli avvenimenti che hanno segnato la sua storia più recente, anche a livello locale. La città di Mirano, medaglia d’argento al valore, grazie all’azione di tutte le forze di opposizione, è finalmente uscita dal tunnel di una amministrazione comunale di centro destra, che è stata capace, nella sua pochezza, di farsi conoscere e ricordare dall’opinione pubblica nazionale, più per le sconcertanti e degradanti dichiarazioni dei suoi rappresentanti politici che per la qualità e la lungimiranza delle sue scelte di governo.

 

Tra i molti episodi vogliamo ricordare:

 

-Dicembre 2009 – Da un consigliere ex A.N. viene avanzata la proposta per spostare il monumento dedicato ai martiri di Mirano dall’attuale sistemazione ad altro luogo poiché:quel monumento identifica una sola parte politica”. Dalla “Nuova Venezia” del giorno 1/12/09.

-Reazioni forti e sdegnate dell’A.N.P.I e di tutte le forze  antifasciste. Il monumento è rimasto al suo posto com’era giusto che fosse così come  la città di Mirano lo ha voluto in ricordo dei suoi martiri.

 

-Ripetuti, scioccanti interventi da parte di esponenti della Lega Nord su temi riguardanti l’immigrazione e l’integrazione degli extra comunitari con attacchi al parroco di Mirano e con la pubblicazione su Internet di una dichiarazione favorevole alla tortura da infliggere agli immigrati.

-Risposta unitaria di migliaia di antifascisti che partecipano alla manifestazione nazionale in piazza Mirano il 12 dicembre 2009. Grande, civile momento di vita politica fortemente sentito dove, vecchie e nuove generazioni, si sono ritrovate unite contro la barbarie razzista.

 

-Novembre 2010: proposta della giunta di intitolare una strada di Mirano a Giorgio Almirante, esponente della R.S.I e fucilatore di partigiani in un quartiere dove altre vie sono dedicate a G. Matteotti, Don Minzoni, ai f.lli Rosselli e una scuola superiore porta il nome di Primo Levi .

-L’A.N.P.I e le forze antifasciste, promuovono la mobilitazione degli antifascisti con una raccolta di firme e la distribuzione di volantini nei quartieri. Si organizza una manifestazione in piazza Martiri presente il presidente provinciale dell’A.N.P.I, Marcello Basso con sit-in all’esterno della Sala Consiliare durante la riunione del Consiglio Comunale, con il canto di “Bella Ciao”.

 

 

Il già sindaco di Treviso, G. Gentilini, in piazza Martiri a Mirano, durante un comizio per la campagna elettorale del 2008 suggerisce di fucilare alla schiena i comunisti. Sono presenti sul palco i rappresentanti dei partiti che sostengono la candidatura Cappelletto: U.D.C./P.D.L./LEGA NORD

 

Questi sono solo alcuni dei molti episodi sconcertanti che documentano i livelli raggiunti da una coalizione di centro destra che, riconoscendosi pienamente nella decennale azione del governo Berlusconi, ne ha condiviso metodi e finalità.

Quest’ultime, sono state sapientemente collocate all’interno di una strategia tesa a creare le condizioni per un uso ad personam delle leggi, in un quadro di delegittimazione delle Istituzioni Democratiche e degli organi preposti al controllo dei diversi poteri dello Stato. Uno strapotere mediatico che continua a corrompere le giovani generazioni proponendo loro, come unici orizzonti, il successo personale, il consumismo e l’amnesia storica.

 

E’ all’operato di questa ex maggioranza, attraversata da lotte intestine, defezioni, ambiguità, trasformismi e incapacità di amministrare il bene comune, che i partiti democratici e antifascisti di Mirano, oggi, sono chiamati a dare una risposta unitaria e coerente con la loro storia, esprimendo forti segnali di discontinuità con il passato e dimostrando di essere in grado di promuovere il riscatto civile e morale di una città, Martire della Resistenza.

 

L’ANPI del Miranese chiede che chi si candida a governare la città metta al primo punto del suo programma  l’antifascismo  come scelta qualificante di un’azione politica che garantisca le forme democratiche di partecipazione popolare e il rispetto della persona contro ogni manifestazione di discriminazione razziale, ideologica, religiosa.

Attuare e divulgare i principi sanciti dalla Carta Costituzionale nata dalla Lotta di Liberazione e posta a fondamento della Democrazia.

Riavvicinare i cittadini, i giovani in particolare, all’impegno sociale e politico e ai valori ideali che da questo si possono trarre.

Ridare credibilità alle Istituzioni con l’onestà e la competenza di chi vi si dedicherà e le rappresenterà.

Operare perché sia difeso il diritto al lavoro, allo studio, alla cultura, alla salute, in particolare verso le classi economicamente più deboli.

-Sostenere l’accoglienza e l’integrazione tra tutti i cittadini.

Educare alla Pace e alla Mondialità, rifiutando la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali così come sancito dall’articolo 11 della Costituzione.

 

 

CREARE  E’  RESISTERE

RESISTERE  E’  CREARE

Stéphane Hessel

 

 

Documento approvato dal Direttivo ANPI del Miranese nel corso della seduta del 16 marzo 2012

CineResistenza: Amen

 

CONTINUA IL CINEFORUM “CINE-RESISTENZA”!!

L’ ANPI di Mirano, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, e la Rete degli Studenti Medi di Mirano, associazione di studenti caratterizzata come sindacato studentesco, presentano

CINE RESISTENZA!

4 serate di rassegna cinematografica e dibattito su temi sociali e politici, sia storici che contemporanei.
Analizziamo la società attraverso la pellicola, creiamo un ponte fra più generazioni a confronto:
FACCIAMO CINE RESISTENZA!

Seconda pellicola in proiezione “AMEN”
REGIA: Constantin Costa Gavras
TRAMA: Tratto da “Il Vicario” di Rolf Hochhuth.
Due sistemi: la macchina nazista da un lato, la diplomazia del Vaticano e degli Alleati, dall’altro. Due uomini che lottano dall’interno: una figura realmente esistita, un chimico ufficiale delle SS, Kurt Gerstein, ed un giovane gesuita, Ricardo Fontana, un personaggio inventato che rappresenta tutti quei preti che hanno avuto il coraggio di lottare contro la barbarie.

L’incontro è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza.

 

 

Prossimi film in proiezione: 6.4.2012 “20 Sigarette”; 20.4.2012 “NaziRock”