Via Giorgio Almirante, terrorista e fucilatore di partigiani

dicembre 3, 2010

almirante

Ecco i collegamenti a 2 ottimi articoli per capire chi è stato Giorgio Almirante:

Almirante e la strage di Peteano:

http://www.gennarocarotenuto.it/2417-via-giorgio-almirante-terrorista/

Almirante tra il Manifesto della Razza e le fucilazioni di partigiani:

http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?y=2008&m=05

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Gessy marzo 26, 2011 alle 5:47 pm

L’unico modo per denigrare Almirante è quello di chiamarlo “razzista” per un articoletto: “parole” non “fatti”. Ovviamente non dicono che Almirante fu un giovane di fedeltà e coraggio, volontario a Salò dove si poteva solo morire per una guerra già perduta in difesa strenua della tradizione patria contro l’invasione del capitalismo plutocratico americano e del capitalismo sovietico di Stato (ancora più feroce). Come non dicono che proprio Almirante salva intere famiglie di ebrei nascondendole dove può: “fatti”, non parole. Un articolo come il quale ne furono scritti a gettito quotidiano anche da “fascisti” di comodo i quali, appena scoccato l’8 settembre, come per un incanto si ritrovano rinnennegati e rinnegatori del loro passato in camicia nera. Un articoletto quindi, “parole” ma nessuna realtà. Vediamo ora quel che scrissero i voltagabbana, i viscidi opportunisti, i verginelli. Fanfani Amintore (politico DC, partecipò, quale esaminatore, ai Littoriali e fu autore di testi di economia fascista, scriveva che era necessaria una politica razziale che sancisse la “separazione dei semiti dal gruppo demografico nazionale” poiché “per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono essere razzialmente puri”). Bocca Giorgio (giornalista addetto al CINEGUF di Cuneo, sostiene la propaganda razzista in Italia e sul giornale della Federazione Fascista di Cuneo ”sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di portarla in stato di schiavitù”, a 18 anni ottiene la tessera del PNF (Partito Nazionale Fascista), sottoscrive il Manifesto in difesa della razza italiana e, dopo l’8 settembre 1943, passa alla Resistenza). Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, inveì contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza). Moro Aldo (politico democristiano, partecipa ai Littoriali del 1935, iscrivendosi al corso “Per una rigenerazione fisiologica del nostro popolo” e a Palermo nel 1938 al Convegno Nazionale del PNF scrive su “Civiltà Fascista”, dichiara elogi al Duce e dice “la razza è l’elemento biologico il quale, creando particolari affinità, condiziona l’individuazione del settore particolare dell’esperienza sociale come primo elemento discriminativo della particolarità dello Stato”). Mi fermo qui, ma posso citare altri verginelli fascisti prima e antifascisti dopo.

Il bando di fucilazione (Grosseto anno 1944)

Questo bando riguarda un paesino sperduto nella provincia di Grosseto: è un bando di amnistia o di “perdono” che dir si voglia: in sostanza dice che saranno fucilati quei partigiani che non si presenterannno entro una data prestabilita.
Il bando riporta la firma “stampata” di Giorgio Almirante per conto del suo Ministro a Salò Fernando Mezzasoma. Almirante, come sua coraggiosa abitudine, non si nasconde e adisce le vie legali.
Ebbene:
1) sono stati fucilati quei partigiani nominati?
2) per il ruolo che ricopre a Salò (collaboratore di Mezzasoma) non può firmare neanche un manifesto di propaganda: immaginate se può firmare un bando di fucilazione riservato rigorosamente a Mussolini, al maresciallo Graziani e al Ministro della Giustizia Pisenti
3) la firma è stampata (ripeto: stampata e non autografa)
4) Almirante, benché possa non farlo, adice le vie legali
5) ottiene tre sentenze favorevoli dal Tribunale di Reggio Emilia e poi è assolto dal Tribunale di Roma per inautenticità di firma e documento
6) la notizia esce a una distanza di quasi 30 anni: il 21 giugno 1971 e, vedi caso, dopo otto giorni da un clamoroso successo elettorale del MSI e con epiteti come “fucilatore”, “assassino”, “massacratore”.
7) l’Unità scrive letteralmente: non ci siamo mai sognato di affermare che Giorgio Almirante fosse un fucilatore
8) siamo agli inizi degli anni settanta, proprio quando i partiti dell’arco costituzionale tentano in ogni modo (non ci riescono) di sciogliere il MSI (ripeto: i “partiti”, non il popolo elettore cui compete sciogliere democraticamente)
9) proprio nel tempo in cui morivano assassinati e bruciati vivi giovani del MSI
10) e perché nulla si diceva dei partigiani che fucilarano senza pietà e con processi sommari anche ragazzini di 15 e 16 anni volontari a Salò e rei di proteggere in tricea l’idea sociale e nazionale del Fascismo?

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