6 Agosto 2016, Mulini di sopra, Mirano: “SIMBIOSI FIUME MUSON – FIUME OTA”

6 Agosto 2016, Mulini di sopra, Mirano: “SIMBIOSI FIUME MUSON – FIUME OTA”

Hiroshima Mon Amour

La sera del 6 Agosto 2016, alle ore 21 ai “Mulini di sopra” di Mirano, avrà luogo “Simbiosi fiume Muson – fiume Ota”

Dal film “Hiroshima Mon Amour”:

La filosofia di Gunter Anders su “Hiroshima” voce di Valter Zanardi e lettura prefazione di Robert Jungk:

La legge (è) fondamentale

Locandina 5.3

LA LEGGE (È) FONDAMENTALE
COSTITUZIONE, REGOLE, GARANZIE DEI CITTADINI

PER DISCUTERNE ASSIEME
GIOVEDÌ 5 MARZO 2015 ORE 17,30
Sala Consiliare Municipale
Piazza Municipio 1 Marghera (VE)
CONVERSAZIONE CON LORENZA CARLASSARE e GIOVANNI PALOMBARINI

Nel 1948
entra in vigore la Costituzione repubblicana, frutto di discussione ed incontro tra diverse forze politiche rappresentate in Parlamento e approvata da un’Assemblea Costituente eletta dal popolo italiano secondo il criterio proporzionale.
Oggi
un disegno di legge di provenienza governativa, frutto di un accordo intercorso tra due soli soggetti, vuole modificare 40 articoli della Costituzione.
Un disegno votato da un Parlamento la cui elezione è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale nel 2014.
Un disegno il cui iter è scandito da procedure che mortificano la doverosa discussione nel merito: sistemi di rapida votazione, come “canguri” e “sedute fiume”,
approvazione in prima deliberazione alla Camera da parte di una minoranza di parlamentari

Cambiare la Costituzione italiana? Riforma o revisione della Costituzione?
Quali sono le regole che legittimano il suo cambiamento?
Quali soggetti sono legittimati a cambiarla?

La legalità è rispettare in primo luogo i principi che regolano le modifiche alla Costituzione.

E se l’ineludibile riforma fosse invece l’attuazione della Costituzione? Come attuarla?

La sostanza della Costituzione è nella sua prima parte, principi e diritti fondamentali; la forma per realizzare quella sostanza è la seconda parte della Costituzione: organi e poteri coerentemente disegnati per dare realtà ai diritti e ai doveri dei cittadini.

Quale valore ha la legalità in un sistema fondato sulla Costituzione repubblicana?
Quale ruolo hanno i cittadini perchè le regole siano rispettate?
Quale educazione alla legalità?
La legge è uguale per tutti: come amministrare la giustizia per realizzare il principio dell’art. 3 della Costituzione?
Legge e amministrazione della giustizia: come coniugarle per realizzare giustizia?
Quando si può parlare di legalità in tema di prescrizione dei reati?
Quale normativa penale in materia di corruzione ed evasione fiscale può assicurare legalità, uguaglianza della legge, realizzazione di giustizia?

A queste e ad altre domande cerchiamo di dare una risposta nell’incontro pubblico.

22 gennaio: La sovranità appartiene al popolo

LOCANDINA Carlassare e Gallo cgil

Il 22 gennaio 2015 ORE 17,30 a Mestre presso l’I. C. “GIULIO CESARE” ci sarà una conversazione con Lorenza Carlassare e Domenico Gallo. Introdurrà il Presidente provinciale dell’Anpi Venezia Diego Collovini.
La Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 fu il risultato dell’incontro tra diverse forze politiche riunite in un’Assemblea Costituente, un’Assemblea nata per scelta dei cittadini italiani chiamati a votarla secondo il criterio proporzionale.
Oggi un Parlamento dichiarato illegittimo il 13 gennaio 2014 dalla Corte costituzionale, massimo organo dell’ordinamento statale, sta per modificare la Costituzione Italiana.

Tutto questo pone alcune domande a cui cercheremo di dare una risposta:

1. Cosa sanno i cittadini della discussione in corso in Parlamento sulla modifica della Costituzione e sulla nuova legge elettorale che dovrebbe sostituire l’incostituzionale Porcellum?
Essere informati per esercitare i propri diritti civili e politici: è questa la premessa dell’agire democratico.
2. Può un Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, approvare una nuova legge elettorale che ripropone i difetti della precedente? Può questo Parlamento modificare il sistema istituzionale espresso dalla seconda parte della Costituzione?
La sovranità appartiene al popolo e deve essere esercitata nelle forme e nei limiti sanciti dalla Costituzione: è questa la prima regola di uno Stato costituzionale. In uno Stato costituzionale la volontà del popolo deve trovare espressione in un legittimo Parlamento.
3. L’organo legislativo che è espressione della nostra Repubblica parlamentare può garantire la rappresentanza dei cittadini se proviene da liste bloccate e da un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione più votata? In una democrazia è accettabile che in nome della “stabilità di governo” venga sacrificato il principio della rappresentanza?
L’uguaglianza dei cittadini nel diritto di voto è necessariamente al centro di una democrazia rappresentativa. E’ il voto di ogni cittadino a garantire una democrazia, non lo sono né un meccanismo matematico né la scelta dei candidati fatta in altre sedi. Il rispetto della rappresentanza permette la stabilità di governo.
4. Quali conseguenze potrebbero ripercuotersi sui diritti dei cittadini con le modifiche alla Carta costituzionale e con una legge elettorale fondata su liste bloccate e sul premio di maggioranza?

A.N.P.I. Provinciale Venezia, C.G.I.L. Venezia, LIBERA Venezia e terraferma, LIBERTÀ E GIUSTIZIA Venezia, RETE PER LA COSTITUZIONE Venezia.

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16 gennaio 2015: commemorazione dei partigiani uccisi al cimitero dei Mirano

17gennaio1945 Luigi Bassi (23 anni), Ivone Boschin (21 anni), Dario Camilot (23 anni), Michele Cosmai (53 anni), Primo Garbin (23 anni), Aldo Vescovo (27 anni) e Gianmatteo Zamatteo (20 anni): questi sono i nomi dei 7 partigiani fucilati la mattina del 17 gennaio 1945 al cimitero di Mirano.

Da un’intervista a Carlo Toniolo del 2002:
Ero a prendere il cavallo e mi trovavo tra i due ponti.
Che ora era?
Di mattina, le otto, otto e mezza.
Che stagione?
Era freddo sì, era il 17 gennaio 1945; e trovo questi due ammanettati con uno da una parte e uno dall’altra, altri due e l’ultima fila tre. Due e due quattro e tre sette ammanettati così.
Non ne conosceva nessuno?
No, neanche uno. Erano bianchi in faccia!
Erano giovani?
Giovanissimi! Mi sembrava quasi che qualcuno avesse quindici anni. Erano bianchi, sapevano che andavano a morire. Quando siamo stati in piazza abbiamo sentito gli spari.
Erano quelli fucilati alla mura del cimitero?
Sì. Adesso la mura è più bassa perché una volta non c’era l’asfalto, era terra battuta: qualcuno ha sparato in alto per non colpirli, si vedono i fori in alto.

Per commemorarli ci troviamo venerdì 16 gennaio alle ore 20.45 nella sala conferenze di Villa Errera con questo programma:

– Proiezione documentario di Giorgio Sticchi
– Consegna delle tessere ad honorem
– Proiezioni foto dal libro “Mirano1938-1948” di Cristina Morgante e Martino Lazzari
– Intervento di testimonianze presenti in sala
– Giornata del tesseramento

Sabato 17 gennaio alle ore 11.00 ci sarà il corteo che partirà dalla caserma della Guardia di Finanza (ex casa del fascio) e arriverà al cimitero di Mirano.

17 gennaio 2015

Osservatorio sulle riforme costituzionale

costituzione_italianaIl 10 dicembre, a Roma, nella sede nazionale dell’ANPI si è costituito un “Osservatorio” sulle riforme costituzionali, sulla legge elettorale e sul problema della rappresentanza dei cittadini, con la presenza di numerosi rappresentanti di Associazioni e di diversi soggetti, partecipanti a titolo personale.
La proposta di istituire l’”Osservatorio” presso l’ANPI, era venuta da numerose Associazioni che avevano visto nell’ANPI la sede più idonea a realizzare un punto di incontro, di confronto e di riflessione su temi così rilevanti. La proposta è stata accolta dall’ANPI che ha manifestato la sua disponibilità, a condizione del più rigoroso pluralismo ed ha promosso il primo incontro tra promotori ed aderenti. In quella sede è stata chiarita, prima di tutto, la ragione della scelta della sede presso l’ANPI, nel senso che tutti hanno concordato sul valore anche simbolico di incontrarsi in un luogo in cui i valori e i princìpi costituzionali sono al primo posto, non solo per la tradizione storica dell’Associazione, ma anche perché essi fanno parte degli stessi indirizzi statutari dell’ANPI, che naturalmente non pretende di avere l’esclusiva in materia, ma la considera tra le più rilevanti delle proprie finalità ed è perciò idonea a costituire un punto di incontro per tutti coloro che assumono come bussola i valori della Costituzione. In secondo luogo, si è cercato di precisare i contenuti, le finalità e le modalità di azione dell’”Osservatorio”, concordando che gli aspetti “organizzativi” saranno meglio definiti in prosieguo, anche in via sperimentale, partendo per altro dal presupposto dalla necessità di disporre, per quanti credono nei valori della Costituzione, di una sede di ricerca, di confronto, di riflessione e, all’occorrenza, di iniziative, che attualmente manca, con la conseguenza che ciascuno assume le posizione che ritiene giusta e opportuna, ma senza un valido e continuo confronto e coordinamento. Pubblicheremo, in seguito, il Comunicato finale della riunione e indicheremo le principali adesioni, singole e di Associazioni. Fin d’ora, desidero rimarcare il carattere pluralista dell’iniziativa, il rifiuto di qualsiasi collocazione politica dell’Osservatorio e la piena concordanza sull’esigenza di tutelare, non solo i valori di fondo della Costituzione, ma gli stessi princìpi basilari della partecipazione, della rappresentanza e, in definitiva, della democrazia. Un’iniziativa importante, dunque, e necessaria. In una fase molto delicata della nostra stessa politica e istituzionale, il richiamo ai valori della Costituzione e della democrazia può costituire un riferimento importante per tutti coloro che ritengono che il fondamento della convivenza civile del nostro Paese non può essere costituita da altro se non dai princìpi su cui si basa la Costituzione, nata dalla Resistenza e dell’antifascismo.
Naturalmente, l’”Osservatorio” è aperto all’adesione di quanti si riconoscono nei suoi obiettivi e nei valori di fondo cui si ispira.

Carlo Smuraglia, Presidente dell’Anpi

Il rastrellamento di Schio

Schio, funerali dei partigiani uccisi
Schio, funerali dei partigiani uccisi

Nella seconda decade del novembre 1944 dodici antifascisti scledensi dellla Btg Fratelli Bandiera caddero nella trappola delle delazioni e finirono nel campo di concentramento di Mauthausen. Solo uno fece ritorno nell’estate del ’45, William Pierdicchi. Fu lui a testimoniare l’orrore dei campi di sterminio e a scatenare in città la reazione di una popolazione ignara. L’eccidio del 7 luglio (54 morti, di cui 14 donne) nelle carceri mandamentali ne fu la più tragica conseguenza.
A 70 anni da quei drammatici avvenimenti, lo studioso della Resistenza Ugo De Grandis, li ricostruirà in una serata aperta al pubblico e voluta dal centro studi Igino Piva “Romero”, venerdì 28 novembre alle 20.45 a palazzo Toaldi Capra a Schio.
Dall’archivio della Corte d’Assise Straordinaria di Vicenza sono emersi documenti che indicherebbero le responsabilità della retata del novembre 1944.
A FINE NOVEMBRE. Fu una vasta operazione di polizia voluta dal fascismo scledense per riscattare la propria immagine nei confronti del Comando tedesco, dopo gli insuccessi collezionati nei mesi precedenti nel mantenimento dell’ ordne pubblico e nella repressione della guerriglia.
Come si rileva dalle testimonianze dei sopravvissuti e dalle denunce dei familiari delle vittime, l’operazione, condotta dal 18 al 30 novembre, condusse al fermo di una trentina di partigiani e collaboratori. Dopo la consegna ai tedeschi del  primo antifascista tratto in arresto, Bruno Zordan, da parte del commissario prefettizio Giulio Vescovi, gli altri furono catturati in casa dagli agenti della Polizia ausiliaria passati al servizio della Feldgendarmerie delle scuole Marconi, Anselmo Dal Zotto, Cirillo Zalunardo, Ivo Contaldi, Firmino Gasparini e Ferdinando Sartori.
LO SCIOPERO. A seguito del ritrovamento all’interno del Lanificio Rossi, di un volantino incitante allo sciopero, il primo a cadere in sospetto fu Bruno Zordan, invalido di guerra, che aveva già subito un processo per offese al capo dell’Ufficio Politico Investigativo di Schio, Savino Bassi. Riuscito in un primo tempo a sottrarsi all’arresto, Bruno fu poi indotto da Vescovi a ripresentarsi a lui, che lo accompagnò personalmente al Comando tedesco di via Maraschin. La stessa sera del 19 novembre furono arrestati Pierfranco Pozzer, 19 anni, residente in via Pasini, e Italo Galvan, 39 anni, che aveva casa e bottega di calzolaio in via don Francesco Faccin. Più tardi si scopri che a denunciare i due, secondo i documenti recuperati da De Grandis, era stato Anselmo Dal Zotto, amico d’infanzia di Pozzer, che l’estate precedente aveva fatto da tramite tra i due per il passaggio di una pistola e di alcuni caricatori.
In autunno Dal Zotto si era arruolato nella Polizia ausiliaria di Vicenza e, dietro la promessa di un aumento di stipendio. aveva accettato di tornare a Schio per collaborare alle indagini.
LE TORTURE. Bruno Zordan e Pierfranco Pozzer furono sottoposti a lunghe e pesanti torture alle scuole “Marconi” e alle carceri mandamentali di via Baratto, così pesanti che il giovanissimo Pierfranco tentò il suicidio; sopraffatti dalle violenze, ai due sfuggirono alcuni nomi degli altri componenti il battaglione, ma fortunatamente Elisabetta Spiller, moglie del capocarceriere Pezzin, udì la confessione attraverso i muri e, tramite una conoscente che sapeva in contatto con la Resistenza, riuscì a dare l’allarme. Molti antifascisti riuscirono a portarsi in salvo, ma altri, non avvisati o forse ritenendosi al sicuro, caddero nei giorni successivi nelle mani dei tedeschi della Feldgendarmerie.
Agli inizi di dicembre alcuni antifascisti meno compromessi furono rilasciati: Vincenzo Bonato, Carlo Mazzon, Pietro Tradigo, Oreste Garuzzi e i familiari di Pierfranco Pozzer, ma nelle mani dei fascisti rimaneva ancora una quindicina di partigiani, tra i quali Antonio Canova “Tuoni” che, in qualita di comandante del Btg. “F.lli Bandiera”, era a conoscenza dell’intera struttura organizzativa. Se “Tuoni” avesse ceduto alle violenze, con la sua confessione avrebbe potuto compromettere poco meno di duecento collaboratori: era un rischio  che non si poteva correre.
IL COMMANDO. Dopo il secondo interrogatorio, durante il quale era stato bastonato e torturato con un ferro da stiro rovente, “Tuoni” fu ricoverato privo di sensi all’ospedale Baratto e guardato a vista da due militi della Brigata Nera, in attesa di riprendere le torture. La sera del 6 dicembre 1944 un commando di una quindicina di partigiani, guidati da Valerio Caroti “Giulio”, comandante della Brigata “Martiri della Val Leogra”, con un’azione ardita e incruenta liberò Antonio Canova.
La ritorsione partì nei confronti dei partigiani ancora trattenuti, che, la mattina dell’11 dicembre, furono tradotti al carcere di San Biagio e consegnati ai tedeschi accompagnati da gravissime accuse. Dieci giorni più tardi, il 21 dicembre, un camion scoperto e un torpedone partirono dal capoluogo e, dopo una breve sosta per panne al ponte della Gogna, portarono una settantina di prigionieri al lager di Bolzano.
I NOMI. Tra i prigionieri vi erano quindici scledensi: tre donne catturate nel corso di un’operazione di polizia a Magrè (Caterina Baron, Fosca Lovato e Irene Rossato) e dodici antifascisti arrestati nella retata di novembre: Giovanni Bortoloso (32 anni), titolare dell’omonima cartolibreria in piazza Rossi; Andrea Bozzo (48 anni), che gestiva una tipografia in via Baratto; Livio Cracco (33 anni), commesso di drogheria, residente in via Pilastro 2; Anselmo Thiella (37 anni), operaio da Bozzo, abitante a Magrè in via Riolo; Vittorio Tradigo (27 anni) contabile presso la Banca Nazionale del Lavoro e residente in via Maraschin; Giuseppe Vidale (49 anni), capo elettricista al Lanificio Rossi, residente in via Pasubio; Andrea Zanon (46 anni), che aveva un officina di calderaio in via Castello; William Pierdicchi (23 anni), studente, residente in via Porta di Sotto, e infine Roberto Calearo (19 anni), di Vicenza, che in quei giorni si trovava a Schio ospite di Pierfranco Pozzer, suo compagno di studi.
IL BLOCCO E. Durante la sosta ai Lager di Bolzano, nell’attesa che fosse formato il convoglio ferroviario per la deportazione fu scoperto un tentativo di fuga dal Blocco E, quello dei “pericolosi”, dove erano segregati gh antifascisti scledensi e ciò aggravò ulteriormente la loro situazione. L’8 gennaio 1945 un gruppo di quasi 500 prigionieri, tra i quali i dodici scledensi, fu condotto a Mauthausen che, assieme al suo sottocampo principale, Gusen, era l’unico classificato nel “Grado III”, ossia per “detenuti con gravi pendenze penali, non rieducabili.
LE MORTI. Le durissime condizioni di vita cui furono sottoposti i detenuti nell’inverno 1944-45 causarono, nell’arco di tempo di poche settimane, la morte di quasi tutti gli antifascisti scledensi: Giuseppe Vidale, Pierfranco Pozzer, Roberto Calearo, Livio Cracco, Andrea Bozzo, Italo Galvan, Anselmo Thiella, Andrea Zanon.
Il 22 aprile, sotto l’incalzare dell’avanzata angloamericana a Mauthausen avvenne una gassazione di massa per eliminare i prigionieri che versavano in peggiori condizioni e, tra i molti, furono assassinati anche Bruno Zordan e Giovanni Bortoloso. Alla liberazione del campo, avvenuta il 5 maggio ad opera degli americani. risultavano ancora in vita William Pierdicchi e Vittorio Tradigo: quest’ultimo, tuttavia spirò nell’ospedale da campo americano cinque giorni più tardi.
IL SOPRAVVISSUTO.  L’unico degli antifascisti scledensi che riuscì a rientrare in città, il pomeriggio del 27 giugno 1945, fu William Pierdicchi ridotto a 38 kg di peso, nonostante fosse stato un giovane robusto.
Dopo una breve sosta a Schio, necessaria per riprendere le forze, William si trasferì per completare la convalescenza dai suoi parenti a Jesi. Fu l’unico a sopravvivere, peso che l’avrebbe accompagnato per tutta la sua vita, conclusasi a Vicenza il 20 luglio 2004.

Mauro Sartori, Il Giornale di Vicenza

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Verso la terza guerra mondiale: Fermiamola!

assemblea_mestre_1Ieri, sabato 15 novembre, si è svolto a Mestre un incontro – dibattito dal titolo “Verso la terza guerra mondiale: fermiamola”, organizzato dal Partito dei Comunisti Italiani, Pandora TV, Rete dei Comunisti, Comitato veneto di solidarietà con il DONBASS Antinazista, Associazione MARX XXI e a cui hanno partecipato GIULIETTO CHIESA (giornalista, “Pandora TV”), MANLIO DINUCCI (giornalista de “il Manifesto”), FRANCESCO MARINGIÒ (vice responsabile esteri PdCI), SERGEY DIACHUK (giornalista di Odessa, Ucraina), SERGIO CARARO (Rete dei Comunisti, direttore di Contropiano) e ANTONIO MAZZEO (portavoce NO MUOS). L’intervento di Giulietto Chiesa è stato interrotto più volte dalle numerose donne ucraine presenti ed è dovuta intervenire la polizia per calmare la situazione. Questi sono tre degli interventi della conferenza:

Antonio Mazzeo Mestre 15 novembre 2014 by Roberto Solari on Mixcloud

Manlio Dinucci Mestre 15 novembre 2014 by Roberto Solari on Mixcloud

Giulietto Chiesa Mestre 15 novembre 2014 by Roberto Solari on Mixcloud

Presidio antifascista a Monselice

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Alle 10 di ieri a Monselice c’è stato un presidio antifascista organizzato dall’Anpi di Padova, contro la vergognosa proposta lanciata da un Assessore della Giunta del Comune di intitolare a Benito Mussolini una piazza della frazione di San Bortolo. Uno sfregio – anche alla memoria di tanti monselicensi – verso chi, durante il fascismo, lottò per la libertà del nostro Paese. Questo il discorso pronunciato da Stelvio Ziron, segretari dell’Anpi di Monselice, più volte minacciato dai fascisti della città:

Nel momento in cui tutta la cittadinanza si adopera per celebrare degnamente il centenario della prima guerra mondiale, quando si condannano i soprusi dei generali, quando Monselice non ha ancora sanato le ferite dell’ultimo conflitto sentiamo la proposta dell’assessore Andrea Tasinato di intitolare la piazza della Frazione di San Bortolo a Mussolini, (quanti illustri monselicensi possono essere ricordati? In primis la medaglia d’oro al V.M. Bussolin Bruno tanto per citarne uno) la notizia apparsa sui giornali provinciali e regionali ha provocato grande indignazione fra la popolazione.
Le Associazioni d’arma Combattenti e Reduci, Ex Deportati e Partigiani d’Italia particolarmente colpite da questa affermazione, vogliono ricordale che non tutti gli italiani hanno la memoria corta. Qui vicino al gazebo c’è una croce scolpita, di notte, su una pietra dai “montaricani” per ricordare Usaggi Pietro ucciso il 21.9.1921 con un pugno da un fascista perché l’Usaggi non aveva salutato il gagliardetto. Iniziava il terrore dittatoriale.
L’eccidio di Giacomo Matteotti.
L’obbligo di iscrizione al partito fascista per tutti i lavoratori o la fame.
Il confino o il carcere duro per gli oppositori.
Gramsci, Pertini, Saragat ( i nomi più noti) furono ospitati (ironicamente) in villeggiatura a Ventotene e poi sommariamente processati da giudici prezzolati.
La costituzione nell’Italia Meridionale di 43 campi di detenzione per gli oppositori al regime.
Il patto Roma – Berlino è stato di fatto l’asservimento ai tedeschi di Hitler. Successivamente il patto Roma-Berlino-Tokio.
L’uso di armi chimiche nella guerra contro l’Etiopia.
Le leggi razziali del 1938 che hanno escluso tutti gli ebrei dall’esercizio della professione statale o privata o dall’insegnamento.
Nel 1944 la cattura di tutti gli ebrei di ogni età ed inviati nei campi di sterminio.
Egli ha sempre dichiarato di avere otto milioni di baionette da mandare contro i carri armati. Aveva bisogno di 2000 morti dopo l’aggressione alla Francia nel 1941 per sedere al tavolo delle trattative.
Arriva il 25 luglio 1943 (si sveglia Casa Savoia) egli è arrestato. Con un colpo di mano tedesco viene liberato dalla prigione sul Gran Sasso divenendo succube di Hitler. L’8 settembre 1943 la nota dichiarazione di armistizio.
Le truppe italiane sono abbandonate, in tutti i presidi in tutte le caserme, anche all’estero, a se stesse preda dei tedeschi e inoltrati nei campi di lavoro in Germania.
Con la repubblica di Salò diviene il capo fantoccio della Germania nazista.
I Monselicensi ricordano le tante vittime civili – militari e i partigiani deceduti a centinaia, i reduci dai campi di annientamento a causa della ferocia nazi-fascista.
Testimonianze dei tanti internati deceduti e sopravissuti sono custodite nei tanti testi presso la Biblioteca Comunale di Monselice
Un dubbio ci rode: forse l’assessore è il mandante di quelle scritte infamanti apparse sui muri di Monselice?
In periodo di democrazia tutto è ammesso meno la diffamazione, perseguita dalla legge e la condanna a qualsiasi riferimento al disciolto partito fascista.
Non merita democrazia chi l’ha negata.

Qui tutte le foto del presidio: http://imgur.com/a/DhTeN

Anche un sardo fra i giovani partigiani caduti nella Battaglia del Parauro

v2nb0c9Briana di Noale (VE), domenica 12 ottobre 2014. Al diradarsi della nebbia mattutina nella pianura veneta, dopo la rievocazione del Fatto d’Arme avvenuto 70 anni orsono e degli aspetti più cruenti che lo caratterizzarono, la commozione si fa palpabile e la Presidente dell’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto”, Dr.ssa Elisa Sodde, chiamata a ricevere temporaneamente in consegna l’Onorificenza tributata al giovane Eroe originario della sua Terra, è visibilmente emozionata nel portare i ringraziamenti a nome dei familiari e dell’Amministrazione Comunale di Tonara, piccolo centro della Barbagia, in Provincia di Nuoro, che diede i natali al Partigiano Antonio Zucca, caduto l’11 ottobre 1944 nelle campagne di Briana di Noale, in quella che viene ricordata come la “Battaglia di Briana o del Parauro”, durante la Guerra di Liberazione.

     Alla presenza delle numerose Autorità locali – fra le quali il Sindaco del Comune di Noale, Prof.ssa Patrizia Andreotti; i Sindaci dei Comuni di Mirano, Dr.ssa Maria Rosa Pavanello, di Santa Maria di Sala, Sig. Nicola Fragomeni, di Massanzago, l’Assessore Jessica Costa in rappresentanza del Sindaco Prof. Stefano Scattolin; il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Noale Lgt Lino Pavanetto e il Comandante della Polizia locale, Michela Bovo – il 12 ottobre scorso, dinnanzi al Monumento ai Caduti Partigiani di Via Parauro in Noale, si è svolta la solenne Cerimonia di Commemorazione del 70° Anniversario della “Battaglia del Parauro”, promossa dalla Sezione noalese dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), guidata dal Presiedente Ing. Giancarlo Rossi, con l’Amministrazione Comunale di Noale (che ha presenziato alla cerimonia con numerosi Assessori e Consiglieri delegati), in concorso con le Associazioni Patriottiche e d’Arma del territorio e la C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori) di Mirano.

     Intervenuti alla celebrazione anche diversi esponenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane della zona: il Presidente Provinciale A.N.P.I. di Venezia, Dr. Diego Collovini, che ha accompagnato il Labaro sul quale spiccavano le Medaglie concesse al V.M.; il Segretario Provinciale, Dr. Tullio Cacco; il Presidente della Sezione di Martellago, Dr. Cosimo Moretti; il Segretario A.N.P.I. del Miranese, Dr. Bruno Tonolo; e, con le loro Bandiere, i Rappresentanti delle Sezioni A.N.P.I. di Santa Maria di Sala, Mirano, Camponogara, Fiesso d’Artico, Spinea, e della Sezione A.N.C.R. (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci) di Noale, accompagnata dal novantaduenne Presidente, Cav. Gordiano Garavello.

    Erano altresì presenti le Bandiere e i Labari delle locali Sezioni dell’Associazione Nazionale del Fante, dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, dell’Associazione Nazionale Carabinieri, dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.

 Il Miranese è il territorio pianeggiante che si estende a nord della Riviera del Brenta, nell’area centro-occidentale della provincia di Venezia, comprendente, attualmente, i Comuni di Mirano, Santa Maria di Sala, Salzano, Noale, Scorzè, Martellago, Spinea, e confinante ad Ovest con la Provincia di Padova, ad Est col Comune di Venezia e a Nord con la Provincia di Treviso.

All’epoca dei fatti, fu una delle aree in cui la lotta divampò con maggiore durezza, per la considerevole presenza nella zona di formazioni partigiane coordinate dal C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) e per la rabbiosa azione repressiva intrapresa dalle forze nazi-fasciste (reparti tedeschi e Guardia Nazionale Repubblicana della R.S.I.) per schiacciare le iniziative apertamente insurrezionali della lotta clandestina che, nel Veneto in particolare, hanno caratterizzato la Resistenza Italiana.

     L’11 ottobre del 1944, nelle campagne fra Noale (VE), Santa Maria di Sala (VE) e Massanzago (PD), in località Parauro – Zeminiana, si combatté quella che è passata alla storia come la “Battaglia del Parauro” o “Battaglia di Zeminiana”, definita dal Presidente Giancarlo Rossi nella sua rievocazione storica come ‹‹uno dei fatti d’arme più eclatanti della Lotta di Liberazione nel Veneto››.

     I combattimenti si accesero violenti nel primo pomeriggio, intorno alle ore 13, quando una ventina di partigiani locali confluiti nella Compagnia BIS del VI Btg “Sparviero” della Brigata Garibaldi d’Assalto “Padova”, capeggiati dal Comandante Eugenio Bruno Ballan, attendati nelle campagne di Noale, udirono il rumore di camion, auto e motociclette che si fermavano nelle vicinanze del loro accampamento. I nazi-fascisti (circa 250 uomini tra soldati tedeschi e miliziani italiani delle “Brigate Nere”), probabilmente informati da qualche delatore, avevano individuato la presenza dei partigiani e si accingevano ad un rastrellamento. Il Comandante Ballan (detto il “Barba”) diede immediatamente disposizione ai suoi uomini di armarsi, suddividendoli per gruppi e assegnando loro i settori d’azione e i compiti per fronteggiare la situazione di pericolo che aveva intuito, e che di lì a poco si sarebbe palesata.

     Attraverso le memorie del Comandante Ballan e le diverse testimonianze raccolte nel dopoguerra dagli storici locali, si è potuto ricostruire(*) lo svolgimento dei fatti. Dopo circa un’ora di durissimi scontri a fuoco, le perdite da parte delle milizie fasciste ammontavano ad una ventina di morti e numerosi feriti, mentre tra le fila dei partigiani furono catturati quattro uomini dei nuclei avanzati del dispositivo di difesa predisposto dal “Barba”: De Cesaro Silvio, da Castelfranco Veneto (TV); Aiello Cosimo, da Palermo; Bordani Amleto, da Bologna; Zucca Antonio, da Tonara (NU).

     Nello scontro col nutrito contingente di forze nazi-fasciste, il giovane partigiano sardo rimase ferito ad una coscia. Perdeva molto sangue e, disteso per terra, implorava il miliziano che lo aveva catturato di fasciargli la ferita per arrestare la forte emorragia. Questi rispose di dover aspettare il suo capo, dal quale solo avrebbe preso ordini e disposizioni in merito. Giunto sul posto il comandante –  tale Alfredo Allegro, appartenente alle “Brigate Nere” – raccontano i testimoni, che questi lo colpì ripetutamente sulla testa con il calcio del moschetto, fracassando il cranio del ferito, che rimaneva a terra esanime sul ciglio della strada, dove era stato trascinato. Qualche ora dopo, constatato che  dava ancora segni di vita, il povero Antonio Zucca veniva brutalmente “finito” con una pugnalata al petto.

     Anche per gli altri tre partigiani catturati, De Cesaro Silvio, Aiello Cosimo e Bordani Amleto di soli 17 anni,  non ci fu scampo, né sentimenti di umana pietà: furono tutti e tre giustiziati con un colpo di pistola alla nuca.

     Per non dimenticare l’eroico sacrificio dei quattro giovani Caduti nella Guerra di Liberazione, in occasione del 70° Anniversario dei “Combattimenti del Parauro”, il Comune di Noale, di concerto con la locale Sezione dell’A.N.P.I., congiuntamente con le Associazioni Patriottiche e d’Arma del territorio e la C.I.A. di Mirano (Locale Sezione della Confederazione Italiana Agricoltori – organizzazione nella quale ha successivamente operato per lungo tempo, Bruno Ballan, salvatosi fortunosamente dai tragici fatti del Parauro, nonostante la brutta ferita riportata nello scontro a fuoco), ha voluto conferire loro una Medaglia Commemorativa, da consegnare alle loro famiglie o, in loro vece, alle amministrazioni dei Comuni d’origine dei Caduti ed altresì ricordare con una targa di riconoscimento il Comandante Ballan a dieci anni dalla sua morte.

     In rappresentanza dei congiunti del Caduto Antonio Zucca e del Comune di Tonara (NU), ha preso in consegna la Medaglia la Presidente dell’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto”, che visibilmente commossa, ha così ringraziato:

‹‹…A nome dei familiari del giovane Caduto, dell’Amministrazione Comunale di Tonara (NU), facendomi interprete dei sentimenti della Gente di Sardegna, Ringrazio per questa Onorificenza tributata ad un Figlio della nostra Isola, che 70 anni or sono ha sacrificato la sua giovane vita per la Libertà e la Redenzione di queste Sacre Terre.

     Sarà mia cura consegnare la Medaglia concessa alla memoria del Soldato Antonio Zucca nelle mani dei suoi familiari e del Sindaco di Tonara, Sig. Pierpaolo Sau, alla presenza delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane Sarde, con le quali l’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto” – che mi onoro di presiedere – sta portando avanti  importanti progetti di recupero dei luoghi della memoria legati agli eventi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, nel segno dei sacri vincoli storici che uniscono le nostre due Regioni. L’occasione giusta potrebbe essere la giornata del 25 Aprile 2015, data nella quale sarà celebrato il 70° Anniversario della Guerra di Liberazione…››

     Ancora una volta, l’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto” si pone come anello di congiunzione fra due Regioni che, seppur geograficamente distanti, sono accomunate dall’inscindibile nodo della storia che il Sodalizio sardo-veneto intende sempre più portare avanti con grande impegno e dedizione, attraverso la promozione di rilevanti iniziative culturali, nel segno del comune ricordo di quanti sacrificarono la loro giovane esistenza per l’Unità e la Libertà del nostro Paese.

     Nei suoi ricordi di bambino, il Sig. Nello Roncato – Segretario della Sezione A.N.P.I. di Noale – ha presente sua madre, la Signora Maria Vallotto, che si recava a deporre un fiore sulla tomba del Caduto Sardo, Antonio Zucca, “…poiché diceva: Quel poro fiol qua no ‘l  ga nissun parente che ‘l possa recitar na orassion davanti la sò tonba e ricordar el sò ato da eroe che ghe ga costà la vita”

ZUCCA Antonio,

nato il 2 maggio 1920 a Tonara (NU),

Soldato del 23° Reggimento di Artiglieria per Divisione di Fanteria,

Combattente della 2^ Guerra Mondiale,

sbandatosi con il suo reparto nei giorni seguenti l’Armistizio dell’8 settembre 1943,

confluito nella Brigata Partigiana Garibaldi d’Assalto “Padova”

Caduto l’11 ottobre 1944 a Briana di Noale (VE)

per la Libertà dell’Italia.

“PRESENTE!”

(*): “La battaglia del Parauro ed il Patrigiano E. B. Ballan”, a cura di A. Serpellon e M. Citton per l’ANPI di Santa Maria di Sala (VE), pagg. 35 ss. Saggio presentato il 12 ottobre 2014 presso la Sala Riunioni del Municipio di Santa Maria di Sala.

Di Elisa Sodde da http://tottusinpari.blog.tiscali.it/