22 Giugno 1941 Gli stati nazifascisti europei invadono l’Urss

Operazione Barbarossa - Wikipedia

la Resistenza Sovietica

22 giugno 1941 “operazione barbarossa” Attacco all’Urss:

101 anni fà, nasceva in fasce, la preparazione dell’invasione che avrebbe provocato 25 milioni di morti.

Da “la grande congiura contro l’Urss”

Racconti partigiani - La ricerca

“Nel giugno del 1921 un gruppo di ex ufficiali, industriali e aristocratici zaristi tenne una conferenza antisovietica nella Reichenhalle in Baviera. La conferenza, a cui parteciparono rappresentanti delle organizzazioni antisovietiche di tutta l’Europa, elaborò i piani per una campagna mondiale di agitazione contro la Russia sovietica. La conferenza elesse un Consiglio Monarchico Supremo che aveva la funzione di lavorare per la “restaurazione della monarchia capeggiata dal sovrano legittimo della casa Romanov, secondo le leggi fondamentali dell’Impero Russo”. Il Partito Nazionalsocialista Tedesco, ancora in fasce, inviò un delegato alla conferenza. Il suo nome era Alfred Rosenberg. Giovane, esile, con un lungo viso pallido, labbra sottili, capelli neri, l’espressione stanca e imbronciata, Alfred Rosenberg aveva incominciato a frequentare le birrerie di Monaco nell’estate del 1919. Lo si poteva trovare abitualmente alla Augustinerbrau o alla Franziskanerbrau, dove sedeva solo per ore e ore a un tavolo in un angolo. Talvolta alcuni amici lo raggiungevano e allora, benché li salutasse con poco calore, si animava e i suoi occhi neri si ravvivavano e brillavano nel suo viso pallidissimo mentre incominciava a parlare a bassa voce animatamente. Parlava russo e tedesco perfettamente. Alfred Rosenberg era figlio di un latifondista baltico che possedeva una vasta proprietà vicino al porto zarista di Reval. Suo padre si vantava di discendere dai cavalieri dell’Ordine Teutonico che avevano invaso nel medioevo le province baltiche; e il giovine Rosenberg si considerava con orgoglio come tedesco. Prima della Rivoluzione aveva studiato architettura al Politecnico di Mosca. Era fuggito dal territorio sovietico quando i bolscevichi erano arrivati al potere e si era unito ai terroristi della Guardia Bianca che combattevano agli ordini del generale Rudiger von der Goltz nella zona baltica. Nel 1919 Rosenberg era comparso a Monaco, tutto imbevuto delle dottrine antidemocratiche e antisemitiche delle centurie nere zaristiche.
Un piccolo gruppo di Guardie Bianche emigrate e di baroni baltici spodestati iniziarono a raccogliersi regolarmente a Monaco per ascoltare le appassionate e velenose tirate di Rosenberg contro i comunisti e gli ebrei. Condividevano tutti le idee di Rosenberg sulla decadenza della democrazia e sulla cospirazione internazionale degli ebrei. “Nel suo intimo ogni ebreo è un bolscevico!”: questo era il tema inesauribile delle tirate di Rosenberg. Dalla tenebrosa e torturata mente di Alfred Rosenherg, dal suo odio patologico contro gli ebrei e dalla frenetica ostilità contro la Russia sovietica si sprigionava gradualmente una filosofia mondiale controrivoluzionaria, una mistura dei pregiudizi fanatici della Russia zarista con le ambizioni imperialiste della Germania. Per salvare il mondo dalla “decadenza democratica giudaica e dal bolscevismo,” scrisse Rosenberg nel suo Der Mythus des 20. Jahrunderts, occorreva iniziare “in Germania” la creazione di un nuovo stato tedesco. “È dovere del fondatore del nuovo stato,” aggiungeva, “costituire un’associazione di uomini sul tipo dell’Ordine Teutonico”. (verificare attraverso wikipedia nomi date luoghi)
Una razza di superuomini tedeschi doveva compiere la missione della conquista mondiale. “Il significato della storia mondiale si è irradiato da nord, nato da una razza bionda e con gli occhi azzurri che in molteplici ondate ha determinato il volto spirituale del mondo”.
L’idea di una crociata contro la Russia sovietica domina tutti gli scritti di Rosenberg, che sognava quel giorno apocalittico in cui gli eserciti potenti del nuovo “ordine teutonico” avrebbero varcato i confini russi e schiacciato gli odiati bolscevichi. “Da ovest a est è la direzione,” dichiarava, “dal Reno alla Vistola, da ovest a est dovrà risuonare, da Mosca a Tomsk”. La Germania attraversava il periodo della dura crisi postbellica, della disoccupazione in massa, di una inflazione senza precedenti, di una fame dilagante. Dietro la facciata democratica della repubblica di Weimar, instaurata d’accordo con il Comando Supremo tedesco dopo la cruenta soppressione dei soviet degli operai e dei contadini, una cricca di militaristi prussiani, junker e magnati industriali preparava in segreto la rinascita e l’espansione della Germania imperiale. Sconosciuto al resto del mondo, il futuro programma di riarmo della Germania veniva accuratamente elaborato da centinaia di ingegneri, di disegnatori e di tecnici specializzati, che lavoravano sotto il controllo del Comando Supremo tedesco in un laboratorio clandestino costruito dalla ditta Borsig in una foresta fuori Berlino.
La Sezione IIIB (i servizi segreti militari tedeschi) era stata ufficialmente smantellata alla fine della guerra. In realtà era stata riorganizzata con ricchi fondi elargiti da Krupp, Hungelberg e Thyssen, ed era impegnata a lavorare sotto la supervisione del vecchio capo, il colonnello antisemita Walther Nicolai.
I piani per la nuova guerra della Germania venivano preparati diligentemente e con precisione.
Tra i principali contribuenti finanziari della campagna segreta per ringiovanire l’imperialismo tedesco c’era un mellifluo ma energico industriale, Arnold Rechberg. Ex aiutante del Kronprinz e amico intimo di molti membri dello Stato Maggiore imperiale, Rechberg aveva interessi nel grande trust tedesco del potassio. Era uno dei capi promotori della Lega Tedesca Nazionalista e Antisemita segreta, e fu proprio quello il particolare che attirò l’attenzione di Alfred Rosenberg.
Rechberg volle conoscere Rosenberg. Colto da simpatia per il fanatico controrivoluzionario di Reval, Rechberg lo presentò a un altro dei suoi protetti, un demagogo austriaco trentenne e spia della Reichswehr: Adolf Hitler.
Rechberg provvedeva già ai fondi per acquistare le uniformi e sosteneva altre spese per il partito nazista di Adolf Hitler. Poi Rosenberg e i suoi ricchi amici acquistarono un oscuro giornale, il Völkischer Beobachter, e lo affidarono al movimento nazista. Il giornale diventò l’organo ufficiale del Partito Nazista. Hitler ne nominò direttore Alfred Rosenberg.
Il primo giorno dell’anno 1921, dieci giorni dopo che il Völkischer Beobachter era diventato proprietà dei nazisti, il giornale ricordò le fondamenta della politica estera di Hitler:
E quando arriva il momento e si avvicina la tempesta sui confini orientali della Germania, si dovrà radunare centomila uomini pronti a sacrificare laggiù le loro vite. […] Coloro che sono determinati a osare tutto devono essere preparati al carattere degli ebrei occidentali […] che alzeranno voci potenti quando gli ebrei orientali saranno attaccati. […] Quello che è certo è che l’esercito russo sarà spinto indietro lungo tutta la frontiera da una seconda Tannenberg. Questa è una questione puramente tedesca e l’inizio della nostra ricostruzione.
L’editoriale fu scritto da Alfred Rosenberg. Dalla fusione tra lo zarismo feudale e il rinato imperialismo tedesco del ventesimo secolo, il nazismo stava prendendo forma…

4. Il piano Hoffmann

Era compito di Alfred Rosenberg fornire al Partito Nazista un’ideologia politica. Un altro degli amici di Rechberg, il generale Max Hoffmann, ebbe quello di studiare la strategia militare. Max Hoffmann aveva passato gran parte della giovinezza in Russia come diplomatico alla corte dello zar. Era arrivato a parlare il russo meglio del tedesco. Nel 1905, appena promosso a trentacinque anni nello staff del generale von Schlieffen, aveva militato come ufficiale di collegamento nella Prima Armata giapponese nella guerra russo-giapponese. Hoffmann non dimenticò mai le pianure della Manciuria: un fronte che sembra non avere confini e una forza d’attacco compatta e perfettamente addestrata che penetra “come il coltello nel burro” dentro un esercito molto più grande e con enormi riserve, ma pesante e mal guidato.
All’inizio della prima guerra mondiale, Hoffmann era stato nominato comandante in capo delle operazioni dell’ottava armata tedesca dislocata nella Prussia orientale con l’ordine di prevenire l’atteso attacco russo. La strategia che portò al disastro zarista di Tannenberg fu più tardi attribuita dalle autorità militari non a Hindenburg o a Ludendorff, ma a Hoffmann. Dopo Tannenberg, Hoffmann diventò comandante delle forze tedesche sul fronte orientale. A Brest-Litovsk Hoffmann dettò i termini della pace alla delegazione sovietica.
In due guerre, Hoffmann aveva visto l’esercito russo in azione e ogni volta era stato testimone di una schiacciante sconfitta. L’Armata Rossa, secondo Hoffmann, era soltanto il vecchio esercito russo “decomposto in plebaglia”.
All’inizio della primavera del 1919, il generale Hoffmann si era presentato alla Conferenza di pace di Parigi con un piano di attacco contro Mosca che avrebbe dovuto essere diretto dall’esercito tedesco. Secondo Hoffmann, il suo piano presentava un doppio vantaggio: non soltanto avrebbe “salvato l’Europa dal bolscevismo”, ma avrebbe al tempo stesso salvato l’esercito imperiale tedesco e impedito la sua dissoluzione. Una versione modificata del piano Hoffmann era stata approvata dal maresciallo Foch.
Il 22 novembre 1919, in un’intervista al London Daily Telegraph, Hoffmann dichiarò: “Negli ultimi due anni sono gradualmente arrivato alla conclusione che il bolscevismo è il più grande pericolo che abbia minacciato l’Europa da secoli”. Nelle sue memorie, La guerra di opportunità perdute, Hoffmann si lagnò della rinuncia del mondo a marciare su Mosca secondo il suo piano. Dopo aver visitato a Berlino il generale Hoffmann nel 1923, l’ambasciatore britannico lord D’Abernon scrisse nel suo diario diplomatico:
Tutte le sue opinioni sono dominate dal concetto generale che nulla andrà per il suo verso nel mondo finché tutte le potenze civili dell’Occidente non si associano per impiccare il governo sovietico. […] Quando gli chiesero se credeva nella possibilità di un tale accordo tra Francia, Germania e Inghilterra per attaccare la Russia, rispose: “Se è necessario, si deve fare!”
Negli anni del dopoguerra, in seguito al fallimento dell’intervento armato contro la Russia sovietica, Hoffmann rielaborò il suo piano e lo fece circolare tra gli Stati Maggiori d’Europa sotto forma di memorandum riservatissimo. Il memorandum suscitò da subito grande interesse nei circoli filofascisti d’Europa. Il maresciallo Foch e il suo Capo di Stato Maggiore Pétain, entrambi amici intimi di Hoffmann, espressero la loro calda approvazione per la versione riveduta del piano. Tra le altre personalità che condivisero il piano c’erano Franz von Papen, il generale barone Karl von Mannerheim, l’ammiraglio Horthy e il capo del servizio di informazioni della marina britannica, ammiraglio Barry Domvile.
L’ultima versione del piano Hoffmann ebbe l’appoggio di un vasto e influente settore del Comando Supremo tedesco, benché rappresentasse chiaramente un distacco radicale dalla strategia militare e politica della tradizionale scuola bismarckiana 5. Il nuovo piano Hoffmann progettava un’alleanza tra la Germania, la Francia, l’Italia, l’Inghilterra e la Polonia contro la Russia. Strategicamente, secondo le parole di un preveggente commentatore europeo, Ernst Henri (nel libro Hitler Over Russia), il piano proponeva:
la concentrazione di nuovi eserciti sulla Vistola e sulla Dvina secondo il modello napoleonico; una marcia fulminea, diretta dal comando tedesco, contro le orde bolsceviche in ritirata; l’occupazione di Leningrado e di Mosca nel corso di poche settimane; un rastrellamento definitivo del paese fino agli Urali; e quindi la salvezza di una civiltà esausta per mezzo della conquista di mezzo continente.
Tutta l’Europa, con la Germania alla testa, sarebbe dovuta essere mobilitata e scaraventata contro l’Unione Sovietica.

22 giugno 2022: continua Esclation-NATO con Kaliningrad-Lituania.(Paese che fa parte dell’Alleanza Atlantica)e la preparazione della guerra in Europa.

Con il ruolo crescente della tecnologia e del sovraccarico di informazioni, la

Guerra Cognitiva, è diventato un termine ricorrente nella terminologia militare negli ultimi anni.

La guerra cognitiva provoca una sfida insidiosa. Interrompe le comprensioni e le reazioni ordinarie agli eventi

in modo graduale e sottile, ma con notevoli effetti nocivi nel tempo. La guerra cognitiva è universale dall’individuo agli stati e alle organizzazioni multinazionali. Si nutre di tecniche di disinformazione

e propaganda volta a esaurire psicologicamente i recettori dell’informazione. Ognuno contribuisce ad esso, a

vari gradi, consciamente o subconsciamente e fornisce conoscenze inestimabili sulla società, in particolare

società aperte, come quelle occidentali. Questa conoscenza può quindi essere facilmente utilizzata come arma.  LaNATO e

gli avversari usano un mezzo per aggirare il tradizionale campo di battaglia con risultati strategici significativi, il che potrebbe essere

utilizzato per trasformare radicalmente le società occidentali.

Gli strumenti della guerra dell’informazione, insieme all’aggiunta di “neuro-armi”, si aggiungono al futuro

prospettive tecnologiche, suggerendo che il campo cognitivo sarà uno dei campi di battaglia di domani. Questo

prospettiva è ulteriormente rafforzata dai rapidi progressi dei NBIC (Nanotecnologie, Biotecnologie,

Informatica e Scienze Cognitive) e la comprensione del cervello. Gli avversari della NATO lo sono

già investendo molto in queste nuove tecnologie.

Quindi, l’avvento del concetto di “guerra cognitiva” porta al moderno una terza grande dimensione di combattimento, un nuovo

campo di battaglia: alla dimensione fisica e informativa si aggiunge ora una dimensione cognitiva. Quest’ultimo così

crea un nuovo spazio di competizione, al di là dei domini terrestre, marittimo, aereo, cibernetico e spaziale, che la Nato e

gli avversari hanno capito e talvolta hanno già integrato. La guerra nel dominio cognitivo mobilita la

gamma più ampia di spazi di battaglia rispetto a quanto possono fare le dimensioni fisiche e informative. Il suo campo d’azione è globale

e mira a prendere il controllo di esseri umani (civili e militari), organizzazioni, nazioni, ma anche di

idee, psicologia, in particolare comportamentale, pensieri, così come l’ambiente.

  1. GUERRA COGNITIVA,
  2. https://www.mittdolcino.com/2021/10/20/cose-la-cognitive-warfare-la-nato-ed-il-progetto-di-guerra-tramite-controllo-del-cervello-umano-condotta-dai-militari-occidentali-prima-parte/

CONFERENZA a VIENNA degli Stati-parte del Trattato per la eliminazioni delle arminucleari 18-23 giugno022

A Vienna stiamo pianificando la fine delle armi nucleari.

Preparati per una settimana di eventi ad alto livello e della società civile per affrontare l’urgente minaccia esistenziale delle armi nucleari. Le armi nucleari sono una minaccia più grande che mai. La guerra in Ucraina mostra come le armi nucleari non creino sicurezza ma siano uno strumento di terrore e ricatto. Il mondo ha urgente bisogno di un piano basato sulla realtà per sbarazzarsi delle armi nucleari, un piano che coinvolga governi, rappresentanti eletti, organizzazioni internazionali, società civile e comunità colpite. Mentre i governi si riuniscono per la prima riunione degli Stati parti del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) a Vienna, stiamo riunendo tutte le parti della società a Vienna e in tutto il mondo per far sentire la nostra voce ad alta voce, “no” inequivocabile a queste armi di distruzione di massa.

NUCLEAR BAN

WEEK VIENNA 18-23 Giugno

 Conferenza ICAN

 Che cosa sono le armi nucleari

Sabato 18 giugno – ore 10:45      il link
Link di invito

https://us02web.zoom.us/j/89990860020?pwd=Mi9lZi9QalZ2M2QybVVRYnFQYTZTUT09

Una conversazione condotta da Akira Kawasaki, con Remy Zahiga, Mary Dickson, Léna Normand e Sueichi Kido

Quando una bomba cade, quando un’arma nucleare viene testata, quando un’arma nucleare viene minacciata, ha un impatto reale su persone reali. Non c’è spazio al sicuro dalle armi nucleari e non c’è modo di rispondere alla catastrofe, questa conversazione esplora l’impatto dal punto di vista delle persone colpite.

  
  
 
 
 
 
 
   
 Deterrenza nucleare
Sabato 18 giugno– ore 15:50  il link di invito 
 
 
 
  
  https://us02web.zoom.us/j/86195671590?pwd=b1hzNHZ0cEdrdUZGVFl1WlF3MkRwUT09
   




 

Anpi Mirano aVienna partecipa alla Conferenza degli Stati-Parte del Trattato per la eliminazione delle armi nucleari 18-23 Giugno

«L’ITALIA RATIFICHI IL TRATTATO ONU DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI»

da Famiglia Cristiana

14/01/2022  Il documento congiunto di Azione Cattolica, Acli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari e Pax Christi per chiedere anche che «il Governo italiano sia presente alla Conferenza di Vienna del prossimo mese di marzo 2022, che riunirà tutti i Paesi, oltre 50, che hanno già deciso lo stop»

      A pochi giorni dal primo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari un intervento dei Presidenti e Responsabili nazionali di Azione Cattolica, Acli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari, Pax Christi

PER UNA REPUBBLICA LIBERA DALLA GUERRA E DALLE ARMI NUCLEARI

«ABBIAMO BISOGNO DI GIUSTIZIA SOCIALE, NON DI ATOMICHE» (DON PRIMO MAZZOLARI)

«Ancora oggi il cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato con il nome di sviluppo integrale, rimane purtroppo distante dalla vita reale di tanti uomini e di tante donne e dunque della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e di conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale».   Con queste parole Papa Francesco ha introdotto il proprio Messaggio per la Giornata Mondiale della pace del 1° gennaio 2022, sottolineando poi come «negli ultimi anni sia sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione […] mentre invece le spese militari sono aumentate, superando il livello registrato al termine della guerra fredda e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante».   Papa Francesco, nello stesso Messaggio, ha anche auspicato «che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti».   Nei giorni scorsi alla voce di Papa Francesco si è unita quella, autorevole, di oltre cinquanta scienziati e premi Nobel, che hanno lanciato la campagna per il “Dividendo della pace”. Una «semplice proposta per l’umanità», l’hanno definita gli studiosi, tra cui figurano, oltre agli organizzatori Carlo Rovelli e Matteo Smerlak, Carlo Rubbia, Giorgio Parisi, Roger Penrose, Steven Chu, mentre il Dalai Lama ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa.   Gli scienziati firmatari chiedono ai governi di tutti gli Stati Onu di «avviare trattative per una riduzione concordata della spesa militare del 2 per cento ogni anno, per cinque anni». In questo modo «enormi risorse verranno liberate e rese disponibili, il cosiddetto “Dividendo della pace”, pari a mille miliardi di dollari statunitensi entro il 2030».   Nell’ottica di una netta riduzione delle spese militari e nel contrasto alla logica della deterrenza nucleare si è posta anche l’iniziativa che lo scorso anno ci ha visto assumere una posizione pubblica: in 44 Presidenti nazionali di movimenti e associazioni del mondo cattolico italiano abbiamo infatti sottoscritto un appello al Parlamento del nostro Paese affinché ratificasse il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, con lo slogan “Per una repubblica libera dalle armi nucleari”. Un appello che è purtroppo rimasto inascoltato.   Un significativo intervento si è registrato a livello internazionale il 4 gennaio 2022: le cinque “potenze atomiche ufficiali” – Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina –, in un messaggio congiunto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno riconosciuto che le armi nucleari rappresentano una grave minaccia per tutta l’Umanità e che «non c’è modo di vincere una guerra nucleare» che per questo «non deve mai essere combattuta». Anche se tale dichiarazione non rappresenta alcuna apertura al bando definitivo degli ordigni atomici, tuttavia è il segno di una presa di coscienza della pericolosità dell’attuale quadro strategico basato sulle armi nucleari.   In questo Mese della Pace di gennaio 2022, e a pochi giorni dal primo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari, nel pieno sostegno alla campagna “Italia Ripensaci”, che ha visto una forte mobilitazione della società civile su questi temi, intendiamo rinnovare il nostro appello affinché anche il nostro Paese ratifichi il Trattato Onu, unendosi così agli oltre 50 altri Stati che l’hanno già fatto. Chiediamo che il Governo del nostro Paese sia presente, almeno in qualità di osservatore, alla Conferenza di Vienna del prossimo mese di marzo 2022, che riunirà tutti i Paesi che hanno ratificato il Trattato Onu.   Alla luce di queste considerazioni proponiamo di ritrovarci in una Giornata di confronto fra tutte le realtà del mondo cattolico che hanno sottoscritto il documento “Per una repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari”. Tale Giornata, che vuole essere un momento di riflessione, approfondimento teologico, discernimento e accorato rilancio dell’appello che ci ha visti insieme lo scorso anno, si svolgerà a Roma il 26 febbraio 2022 secondo il programma e le modalità che verranno in seguito comunicate anche in considerazione della diffusione della pandemia.   Auspichiamo un’ampia partecipazione a questa Giornata che vuole offrire un contributo originale alla riflessione e all’azione sui temi della pace.   «Un mondo libero da armi nucleari è possibile e necessario. […]. La Santa Sede rimane ferma nel sostenere che le armi nucleari sono strumenti inadeguati e inappropriati a rispondere alle minacce contro la sicurezza nel 21° secolo e che il loro possesso è immorale.La loro fabbricazione distoglie risorse alle prospettive di uno sviluppo umano integrale e il loro utilizzo, oltre a produrre conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche, minaccia l’esistenza stessa dell’umanità» (dal Discorso di Papa Francesco al Corpo Diplomatico, 10 gennaio 2022).  

Giuseppe Notarstefano   Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana       Emiliano Manfredonia   Presidente nazionale delle Acli       Giovanni Paolo Ramonda   Responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII       Cristiana Formosa e Gabriele Bardo   Responsabili nazionali del Movimento Focolari Italia Mons.       Giovanni Ricchiuti   Presidente nazionale di Pax Christi  

I PADRONI DEL DESTINO

I satelliti di Elon Musk  
Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo il cui patrimonio si è quasi decuplicato nei due anni di pandemia, ha offerto 44 miliardi di dollari per acquistare Twitter che, a quanto dice, diverrebbe “la piattaforna per la libertà di parola in tutto il mondo”. Elon Musk possiede la SpaceX, azienda aerospaziale con sede in California. 
La SpaceX costruisce razzi e satelliti per realizzare Starlink, sistema Internet a banda larga che, una volta ultimato, coprirà il mondo intero. SpaceX, che ha finora messo in orbita 2.500 satelliti con razzi che ne trasportano 50 alla volta, ha in programma di collocare 42.000 satelliti Starlink in orbita bassa, occupando l’80% di questo spazio. Starlink, presentato quale sistema satellitare commerciale, ha fondamentali applicazioni militari. I satelliti in orbita bassa trasmettono infatti i segnali a velocità molto maggiore di quelli in orbita geosincrona attorno all’Equatore. L’esercito e l’aeronautica statunitensi finanziano e testano Starlink per usarne le capacità militari. Ad esempio, lo scorso marzo, la US Air Force ha comunicato che i caccia F-35A a duplice capacità convenzionale e nucleare avevano effettuato la trasmissione di dati utilizzando i satelliti Startlink con velocità 30 volte più veloci delle connessioni tradizionali.I satelliti Starlink della SpaceX vengono già usati dall’esercito ucraino per guidare droni, proiettili di artiglieria e missili contro le postazioni russe.  Lo conferma il generale Dickinson, capo del Comando spaziale USA, il quale ha dichiarato al Senato che “la Starlink di Elon Musk dimostra in Ucraina cosa possono fare le megacostellazioni di satelliti”. La SpaceX di Elon Muskfa parte delgruppo dei dieci maggiori operatori satellitari commerciali che collaborano col Comando spaziale USA nella base spaziale militare di Vandenberg in California. 

La Cina inizia a preoccuparsi delle applicazioni militari di Starlink

Stefano Piccin

 by Stefano PiccinMaggio 30, 2022 in CinaNewsSpace economySpaceXSpazio militare

La guerra in Ucraina, ancora una volta, ha dimostrato quanto lo spazio non sia più uno dei tanti asset con cui combattere una guerra, ma è ora uno dei più importanti. Gli USA e l’Ucraina hanno gestito al meglio una guerra inizialmente sproporzionata anche grazie alle maggiori informazioni che giungevano dallo spazio. A terra i satelliti Starlink hanno permesso di mantenere attive linee internet non solo per i civili ma anche per i militari. Di tutto questo si è accorta anche la Cina.

In un recente paper pubblicato qualche settimana fa, il ricercatore Ren Yuanzhen e i suoi collaboratori hanno evidenziato diverse preoccupazioni in merito alla costellazione di SpaceX e al suo uso militare. Yuanzhen è un ricercatore del Beijing Institute of Tracking and Telecommunications, un centro di ricerca supportato dall’esercito di liberazione popolare cinese. La ricerca è stata pubblicata su una rivista sottoposta a peer review, chiamata Modern Defence Technology. 

La consapevolezza cinese

La ricerca cinese ricorda che la rete Starlink è attualmente la più avanzata e complessa costellazione satellitare mai costruita. Sono di particolare attenzione le applicazioni militari della rete di SpaceX. Oltre al fornire copertura internet in aree militari, Starlink ha dimostrato di possedere tecnologie all’avanguardia nel sopportare e superare gli attacchi di jamming della Russia.

Ren Yuanzhen e i suoi colleghi ricordano anche che i satelliti Starlink sono tecnologicamente all’avanguardia e già ora SpaceX sta costruendo una rete militare per il tracciamento dei missili balistici basata sulla tecnologia Starlink. Inoltre, ricordano l’ipotesi che alcuni Starlink in futuro possano ospitare payload militari americani in aggiunta ai loro strumenti.

La situazione della costellazione Starlink al 27 maggio 2022. Credits: Satellitemap
La situazione della costellazione Starlink al 27 maggio 2022. Credits: Satellitemap

È il numero però a preoccupare principalmente la Cina. Starlink già ora è infatti la più grande costellazione satellitare mai costruita e mai lanciata nello spazio.  Non si tratta inoltre di satelliti piccoli o banali. Gli Starlink possono cambiare orbita autonomamente e perderne qualcuno non inficia più il funzionamento della costellazione. Inoltre, ricordiamo che grazie al gran numero di satelliti e alla loro stessa progettazione, l’intera rete Starlink continua costantemente ad aggiornarsi.

Per approfondire l’origine e la costruzione di Starlink –> Tutto quello che dovete sapere su Starlink

Da settembre 2021 SpaceX sta lanciando gli Starlink dotati di comunicazione laser, che saranno implementati completamente nella seconda metà del 2022. Inoltre, sta preparando la seconda generazione, che secondo quanto affermato da Elon Musk in una recente intervista con lo Youtuber Everyday Astronaut, saranno dei satelliti larghi fino a 7 metri e dal peso di 1.25 tonnellate.

Le indicazioni cinesi

Da questa ricerca, come da alcuni articoli usciti sulla stampa cinese (questo del South China Morning Post ad esempio), si capisce quanto la Cina sia consapevole e preoccupata degli sviluppi militari di Starlink. Nel paper di Ren Yuanzhen vengono riportati alcuni consigli per mantenere sotto controllo l’espansione di Starlink.

Per prima cosa viene suggerito di studiare più attentamente la costellazione, evidenziandolo ancora una volta come il progetto di riferimento nell’ambito delle reti satellitari moderne. Un grande focus viene dedicato poi alla questione delle frequenze. Esse stanno diventando sempre più una risorsa strategica, essendo che quelle radio sono, per loro natura, in quantità finita. Starlink comunica attualmente nelle bande Ku e Ka ma in futuro la seconda generazione di satelliti lo farà anche nella banda V. Le comunicazioni laser sono invece usate solo fra uno Starlink e l’altro.

mappa starlink
Mappa ufficiale che mostra le aree in cui Starlink è attivo (verde chiaro) o in fase di attivazione (verde scuro).

Difesa spaziale in orbita

Ren Yuanzhen suggerisce allora di prestare più attenzione alla copertura delle bande di frequenza da parte della Cina, sia a livello politico che economico. Un’altra indicazione è lo sviluppo di contromisure spaziali per gli Starlink, direttamente in orbita. La Cina dispone della tecnologia per distruggere un satellite con un missile, ma questo è ormai inutile. Come già riportato, è praticamente inutile distruggere un singolo satellite Starlink, anzi, rischia solo di produrre detriti che danneggerebbero tutti.

C’è quindi bisogno che le contromisure siano effettuate direttamente in orbita, attraverso l’osservazione diretta dei satelliti ed eventualmente la loro disattivazione dallo spazio. Come questo sarà possibile Ren Yuanzhen non lo dice. Grazie alla pubblicazione di questa ricerca possiamo quindi capire quanto lo scenario spaziale militare sia ormai integrato completamente con le strategie a terra.

La ricerca completa si può scaricare (in cinese) qui. È caricata su un sito cinese, e per trovarlo sono servite diverse ricerche alla redazione di Astrospace.it.

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agli apprendisti stregoni dell’arma atomica

“LA BELLEZZA NON VI APPARTIENE”

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Lo scopo di G.Anders è più quello di scuotere gli indifferenti, di incitare i dubbiosi, di rendere perpetuamente inquieti gli ottimisti di professione e vigilanti i già convinti, che non quello di suggerire soluzioni immediate e indiscutibili. Di acquistare coscienza che è in gioco, oggi, ‘la conservazione del tutto’. Il suo pensiero dominante diventò quello di suscitare questa coscienza anche negli altri, a costo di apparire agli occhi di qualche vecchio amico un ‘fissato’. A chi gli rimprovera di aver abbandonato la versatilità di un tempo, di voler viaggiare ormai su di un binario unico, risponde: ‘Ma a che serve questa versatilità, quando siete tutti sul treno che corre difilato sul suo binario unico verso la catastrofe?’

Il pensiero di Anders (inspiegabilmente poco conosciuto, non solo in Italia)