TRIPOLI – Decisivo anche il ruolo delle truppe del Qatar (articolo da “il Manifesto”)

agosto 29, 2011

TRIPOLI – Decisivo anche il ruolo delle truppe del Qatar

Ecco le forze Nato impegnate a terra

Manlio Dinucci

L’ambasciata del Qatar a Tripoli – mostra un video (http:/
/www.youtube.com/user/ZZ7L?ob=5#p/a/u/0/PybQX__fLWQ)

è stata riaperta tre giorni fa da uomini armati che, entrati
nell’edificio danneggiato, vi hanno subito affisso la
bandiera nazionale. Viene così documentata la presenza
in Libia di forze speciali qatariane. Forze speciali di Gran
Bretagna, Francia e Qatar, scrive The New York Times (23
agosto), stanno fornendo appoggio tattico alle forze ribelli e
consiglieri della Cia stanno aiutando il governo di Bengasi
a organizzarsi. Commandos britannici e francesi, conferma
un alto ufficiale della Nato, sono sul terreno con i ribelli a
Tripoli. E, alla domanda se vi sono anche agenti della Cia,
risponde che certamente è così.
Viene in tal modo sconfessata la Nato, che solo ieri è
stata costretta ad ammettere, di fronte all’evidenza e con
un «funzionario anonimo» citato dalla Cnn, che le forze
militari dell’alleanza combattono sul campo a Tripoli.
Perché finora aveva giurato di non avere «boots on the
ground», ossia militari sul terreno in Libia. Le forze speciali
britanniche – indicano le inchieste del Guardian e del
Telegraph – hanno svolto un ruolo chiave nell’attacco
a Tripoli. Esso è stato preparato a Bengasi dal servizio
segreto britannico MI6, che ha predisposto depositi di armi e
apparecchiature di comunicazione attorno alla capitale, nella
quale ha infiltrato propri agenti per guidare gli attacchi aerei.
L’offensiva è iniziata quando, sabato notte, Tornado Gr4
della Raf decollati dall’Italia hanno attaccato, con bombe di
precisione Paveway IV, un centro di telecomunicazioni e altri
obiettivi chiave nella capitale. Secondo un’inchiesta riportata
da France Soir, operano in Libia almeno 500 commandos
britannici, cui si aggiungono centinaia di francesi. Questi
ultimi vengono trasportati in Libia dagli elicotteri della Alat
(Aviation légère de l’armée de terre), imbarcati sulla nave da
assalto anfibio Tonnerre.
Importante anche il ruolo che svolge in Libia il Qatar, uno
dei più stretti alleati degli Usa: ha speso oltre un miliardo
di dollari per potenziare la base aerea Al-Udeid secondo
le esigenze del Pentagono, che se ne serve per la guerra
in Afghanistan e come postazione avanzata del Comando
centrale. Non stupisce quindi che Washington abbia dato a
questa monarchia del Golfo l’incarico di fiducia di infiltrare
in Libia commandos che, addestrati e diretti dal Pentagono, si
possono meglio camuffare da ribelli libici grazie alla lingua e
all’aspetto. Il Qatar ha anche il compito di rifornire i ribelli:
un suo aereo è stato recentemente visto a Misurata, dove

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ha trasportato un grosso carico di armi. Da fonti attendibili
risulta che, insieme a quelle del Qatar, operino in Libia anche
forze speciali giordane e probabilmente anche di altri paesi
arabi. Va ricordato che negli Emirati arabi uniti sta nascendo
un esercito segreto che può essere impiegato anche in altri
paesi arabi del Medio Oriente e Nordafrica (v. il manifesto
del 18 maggio).
Mentre prosegue gli attacchi aerei per spianare la strada
ai ribelli, la Nato conduce sul terreno una guerra segreta
per assicurarsi che, nella Libia del dopo-Gheddafi, il potere
reale sia nelle mani delle potenze occidentali, affiancate dalle
monarchie del Golfo. In quel caso le forze speciali alzeranno
la bandiera del peacekeeping e indosseranno i caschi blu.

(il manifesto, 25 agosto 2011)

 

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