15 settembre 1973: assassinio di Victor Jara

settembre 14, 2012

Victor Jara e Joan Turner

“Victor Jara era un comunista! Ed è la ragione per la quale l’11 settembre del 1973 non rimase a casa ad ascoltare la radio né cercò di fuggire, ma andò all’università per organizzarsi insieme a tanti compagni per i quali aveva composto e cantato la sua musica. Fu catturato, portato insieme a migliaia di persone in uno degli di stadi di Santiago del Cile  e dopo giorni di torture e di terrore, gli maciullarono le mani, lo trucidarono”: queste le parole con cui Daniele Sepe riassume gli ultimi giorni della vita di Victor Jara.
Ma chi era Victor Jara? Perchè era così tanto odiato dai militari fascisti?Jara nasce a Chillan, nel sud del Chile, il 28 Settembre del 1932, da una famiglia di contadini. La madre è una cantante dotata e con una spiccata passione per la musica: gli regala una chitarra e gli insegna a suonarla. Nel 1966 pubblica il primo disco, le sue canzoni parlano, comunicano, danno voce al popolo e in breve diventa il faro di quel movimento definito “Nueva cancion chilena”. Victor infastidisce il potere, è bello, intelligente, pieno di calore umano, è amato dal “pueblo”. Si schiera dalla parte di Salvador Allende, contribuendo alla elezione del primo presidente marxista dell’America latina.

Ma il nome di Victor Jara è scritto da tempo nella lista del quaderno della morte compilata da Pinochet e, il giorno del golpe, i militari festeggiano la sua cattura all’università di Santiago. Ai militari non piace la bellezza, la creatività profonda, la vitalità, l’amore per i più indifesi, la ribellione e quindi non vedono l’ora di distruggere le mani di Victor, vogliono fermare quell’arma micidiale che aveva combattuto contro i privilegi, la violenza, l’ingiustizia, lo sfruttamento, il colonialismo americano, il fascismo.  Così macellano le sue dita e le spezzano, gli tagliano le mani (“e adesso prova a suonarci una canzone”)….ma Victor ha ancora un’arma e, mentre lo torturano, comincia a cantare la “Canzone del Partito di Unità Popolare” e solo allora i militari lo fanno tacere con 40 colpi di pistola.

“Siamo saliti al secondo piano, dove erano gli uffici amministrativi e, in un lungo corridoio, ho trovato il corpo di Victor in una fila di una settantina di cadaveri. La maggior parte erano giovani, e tutti mostravano segni di violenze e di ferite da proiettile. Quello di Victor era il più contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata, le mutande ridotte a strisce dalle coltellate, il petto nudo pieno di piccoli fori, con un’enorme ferita, una cavità, sul lato destro dell’addome, sul fianco. Le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era piena di sangue e di ematomi. Aveva un’espressione di enorme forza, di sfida, gli occhi aperti”

Queste sono le parole di Joan Turner, la moglie di Victor.  È a lei che dobbiamo la conoscenza delle sue canzoni, perchè ai militari non piacciono i ricordi e le memorie e quindi distruggono le matrici dei dischi che trovano, bruciano i testi che Victor aveva scritto: ma Joan, dopo aver riconosciuto il corpo straziato del marito, scappa in Inghilterra con le matrici originali dei dischi e con il testo dell’ultima canzone di Victor, scritta nello stadio-lager di Santiago.
Le mani di Victor…le sue mani che non hanno smesso di scrivere, le sue mani come simbolo di resistenza al potere più ignorante e violento, le sue mani come simbolo profondo e vibrante che fa sentire ancora forte la sua voce.

Gli ultimi 5 minuti di vita di Victor Jara immaginati dal grande Stefano Tassinari:

 

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