2 agosto 1980: Strage di Bologna

agosto 1, 2012

Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini sono tre assassini condannati definitivamente per la strage di Bologna del 2 agosto 1980: 85 morti e 200 feriti. Licio Gelli è l’ultimo gerarca fascista (così lui ama definirsi), che insieme agli ufficiali del Sismi Musumeci e Santovito (tutti iscritti alla loggia massonica P2), hanno tentato, inutilmente, di depistare gli inquirenti dai veri responsabili della strage, per questo sono stati condannati anche loro definitivamente.
Poco importa se Gelli con il suo solito sarcasmo ha definito la strage della stazione “una fatalità causata da un mozzicone di sigaretta che ha procurato un surriscaldamento generando l’esplosione”. Il problema non è Gelli o le dichiarazione di Fioravanti contro la memoria della suocera di Paolo Bolognesi, vittima della strage. Del killer, cresciuto negli studi di Cinecittà, abbiamo le immagini indelebili quando durante il processo, in sfregio al dolore dei famigliari e al lavoro dei giudici, rideva, scherzava, appiccicato alla Mambro all’interno della gabbia, dimostrando un totale disinteresse per quella sentenza che lo avrebbe consegnato alla storia come uno degli autori dell’azione più vile: uccidere bambini, donne, uomini, innocenti e indifesi.
Il problema, dal 1947 (strage di Portella della Ginestra) ad oggi, di fronte agli attentati nei confronti non solo dei civili, ma anche dei magistrati, delle forze dell’ordine, è l’assenza dello Stato che con gli anni è sempre più lontano dalla cultura dei valori e dei principi costituzionali. Fioravanti, Mambro, Ciavardini sono tre manovali, violenti, assassini, ma sempre manovali sono che hanno preso ordini, mancano le teste pensanti, i mandanti, che da quel lontano 1947 si nascondono dentro i palazzi delle istituzioni. Il 2 agosto il governo deve prendere l’impegno di abolire il segreto di Stato, solo così si potrà consegnare la verità alla società e in particolare a tutti quei cittadini lasciati soli che non hanno mai smesso di soffrire. (Loris Mazzetti, 27 luglio 2012)

Il 2 agosto ricorre l’anniversario della strage di Bologna: nella sentenza per la strage di Peteano del 1972 in cui fu condannato anche Almirante per favoreggiamento aggravato (fu salvato dall’amnistia e dall’immunità parlamentare di cui si fece scudo anche per gli interrogatori) si legge chiaramente quello che era già successo per le stragi precedenti e quello che avvenne anche per la strage di Bologna:

“Con l’espressione «strategia della tensione» si intende normalmente fare riferimento ad una ipotesi di strategia di condizionamento materiale e psicologico dei processi dinamici e delle interazioni tra sistema politico e ambiente sociale, che giunge ad utilizzare persino il delitto «politico» e la strage, tendendo però ad occultarsi agli occhi dell’opinione pubblica. … Questo disegno viene concepito e gestito da centri di potere insediati nel cuore dello stato, i quali da una parte utilizzano degli intermediari per i compiti operativi e dall’altra li proteggono ostacolando le indagini giudiziarie”.

Questo è  un film realizzato in occasione del 25° anniversario della strage alla stazione di Bologna con il Comitato di Solidarietà alle Vittime delle Sragi e l’Associazione tra i Famigliari della Strage alla stazione di Bologna, regia di Filippo Porcelli:

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Previous post:

Next post: