Beppe Fenoglio

febbraio 20, 2013

Dante Isella: “…rispetto alla letteratura cosiddetta resistenziale, il romanzo di Fenoglio è come il Moby Dick nella letteratura marinara. La sua dimensione epica dilata lo spazio e il tempo dell’azione oltre le loro misure reali”

Italo Calvino (a proposito di “Una questione privata”): “…è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la resistenza proprio com’era di dentro e di fuori, vera come era stata scritta, serbata per tanti anni nella memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso, in ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro e quest’altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perchè…”

Beppe Fenoglio a Italo Calvino che gli chiedeva qualche dato da includere nella presentazione del suo primo libro “I ventitrè giorni della città di Alba”: “Circa i dati biografici, è dettaglio che posso sbrigare in un baleno. Sono nato ad Alba il 1° marzo 1922, studente al ginnasio liceo, poi all’Università, ma naturalmente non mi sono laureato. Soldato del Regio e poi partigiano. Oggi uno dei procuratori di una nota ditta enologica. Credo che sia tutto qui. Ti basta, no? Mi chiedi una fotografia. Ora, sono sette anni circa che non mi faccio fotografare…”.

Beppe Fenoglio se n’è andato 50 anni fa e il silenzio “rumoroso” sulla ricorrenza della morte di uno dei più grandi scrittori italiani fa pensare…è stato il più grande cantore della guerra di liberazione contro i nazifascisti, anche se non è stato solo questo. C’ è uno scritto di Gina Lagorio, rivolto ai ragazzi delle scuole medie, che parla di lui e ci fa capire la sua grandezza. Questo è il brano:

“Beppe Fenoglio era nato ad Alba, il 1° marzo del 1922. Nella cittadina Beppe passò l’intera vita, allontanandosene solo durante la parentesi del servizio militare e della guerra. Compì pochi viaggi e sempre per ragioni di lavoro: l’attacamento ad Alba fu, insieme alla tenacia degli affetti e dell’amicizia, un suo carattere distintivo e in lui durò tutta la vita. Nel liceo di Alba, Fenoglio ebbe la fortuna di avere maestri d’eccezione: c’era il fascismo, la libertà di pensiero e d’opinione era soffocata, la propaganda ufficiale, attraverso la radio, nei giornali, nella scuola, coltivava i miti della potenza militare e della supremazia di una razza sulle altre. Fenoglio rifiutò istintivamente la retorica che vedeva manifestarsi nelle parate fasciste ed ebbe, in questo rifiuto, il sostegno del suo professore di lettere Leonardo Cocito e del filosofo Pietro Chiodi, entrambi antifascisti e più tardi partigiani combattenti: il primo pagò con la morte per impiccagione da parte dei tedeschi la sua fede politica. Iscrittosi alla facoltà di lettere a Torino, e scoppiata la guerra, dovette interrompere gli studi per partecipare a un corso allievi ufficiali: trasferito a Roma, fu colto là dalla caduta del fascismo e dall’armistizio. Come per tanti altri giovani, l’8 settembre del’43 segnò per Fenoglio la lunga fuga verso casa e poi la ribellione armata sulle colline, dove militò nelle formazioni autonome di Mauri, cioè non legate ad alcun partito politico. A Liberazione avvenuta, rientrato in Alba, si impiegò in una ditta vinicola dove rimase fino alla morte, avvenuta per cancro ai bronchi il 18 febbraio 1963. Oltre le opere pubblicate da vivo (dopo “I ventitrè giorni della città di Alba” apparve nel ’54 “La malora” e nel ’59 “Primavera di bellezza”) altre ne sono apparse postume, tratte da una mole di scritti suoi: molte pagine sono vergate sul retro dei fogli commerciali della ditta, perchè Fenoglio era scrittore tenacissimo, paziente creatore del suo stile, tanto sdegnoso di ogni chiasso intorno al suo nome, di ogni pubblicità, quanto persuaso della propria vocazione. La fama l’ha raggiunto tardi, con le opere postume: “Una questione privata” è stato giudicato il racconto “più bello della Resistenza” e “Il partigiano Johnny” ha costituito l’avvenimento letterario più importante di questi ultimi anni, suscitando un acceso interesse per lo scrittore di Alba, indicato come “il più interessante tra i nostri narratori rivelatisi nel dopoguerra”. In un inedito, “L’affare dell’anima”, c’è un inciso illuminante: “Molti, specie i vecchi, sulle Langhe chiamavano semplicemente ‘allora’ i tempi dei partigiani”. Anche per Fenoglio quei tempi furono ‘allora’: egli ebbe chiara coscienza che la Resistenza era stato il momento centrale della sua vita, come per Dante era stato il periodo dell’esilio. La Resistenza fu la sua Iliade e la sua Odissea: una lotta accettata per tornare a vivere da uomo nella terra che amava. Se c’è uno scrittore che può aiutarvi a capire quella che è stata la storia dei vostri padri, e il significato più vero della Resistenza, questo è proprio Fenoglio, che la visse fino all’ultimo e ne ripensò poi sempre gli eventi e gli uomini, facendoli rinascere nelle sue pagine. Senza retorica, senza dividere l’umanità in buoni e cattivi, senza indulgere a nessuna esaltazione: i suoi guerrieri sono ragazzi poco più vecchi di voi, imprevidenti spesso, vanitosi e litigiosi: talvolta giocano con le armi, ma le hanno scelte volontariamente, preferendo rischiare la pelle piuttosto che vendersi l’anima. Quei ragazzi seppero resistere al nemico soverchiante e al freddo, alla fame, ai disagi; molti non tornarono; oggi li si ricorda il 25 aprile: una celebrazione ufficiale a cui voi, forse, guardate con un poco di indifferenza. Ma la Resistenza non è una “leggenda” e non è storia passata: è una scelta morale, che condiziona l’intera esistenza; è presente in tutta la nostra storia e in quella di ogni popolo che si conquista la sua libertà e la sua giustizia: sempre la muove l’amore della terra in cui si è nati e che si difende per viverci da uomini. Per questo le pagine di Fenoglio sono cariche di vita, tutta, col suo peso di male e di bene, di violenza e di pietà; quei suoi guerrieri respirano ancora, negli eroismi e nelle debolezze, come respirano tutti gli uomini che nel mondo difendono il loro diritto a un’esistenza civile“.

Giuseppe Cederna legge il brano “L’amore si fa ripensare” da “Appunti partigiani”:

Giovanni Lindo Ferretti (CSI) legge “Il gorgo”:

http://www.youtube.com/watch?v=MJ96STkGaCs

Quelli che non si sono dimenticati di Beppe: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=11921

I personaggi (veri) de “Il Partigiano Johnny”: http://www.parcoletterario.it/it/autori/fenoglio_personaggi.htm

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