25 agosto 1944: Strage di Torlano di Nimis

agosto 22, 2012

Venerdì 25 agosto 1944 giunse da Nimis, invano contrastato dai partigiani, un contingente tedesco su autoblinde, che circondò alcune case situate sotto l’abitato di Torlano, che ospitavano poche famiglie, ma numerose: i Comelli, i Dri, i De Bortoli, mezzadri originari di Portogruaro, i pochi altri. Erano Waffen SS della divisione “Cacciatori del Carso”, di stanza a Gradisca d’lsonzo dove da poco s’era trasferito da Trieste un comando speciale per la lotta contro i partigiani. Li comandava un tenente SS, alto di statura, già tristemente conosciuto come il ”boia di Colonia”. Il suo nome era Fritz Joachim. Facevano da guida alcuni fascisti della Milizia per la difesa territoriale, con occhiali neri e la visiera abbassata per non farsi riconoscere. Le autoblinde bloccarono tutte le vie d’accesso: non c’era più tempo per fuggire. I De Bortoli e la famiglia di Giovanni Comelli si rifugiarono nella stalla di Ruggero Dri. Elisabetta De Bortoli rimase in cucina a far da mangiare. Tedeschi e fascisti rastrellarono il paese e le persone trovate furono rinchiuse nell’osteria allora gestita da Giobatta Comelli. Furono poi fatti uscire uno alla volta e uccisi con un colpo di pistola. Erano Alfredo Bazzaro, Francesco Blasutto, la figlia Romilda, il genero Giovanni Pellegrini, Giuseppe Cussigh, Valentino Petrossi, Gelindo Sommaro. Luigi Seracco tentò la fuga, ma fu colpito a morte. Il Boia rientrò poi nell’osteria e uccise l’oste, Giobatta Comelli, la figlia Rosa e la moglie Lucia Vizzutti. L’altro figlio Albino, di diciannove anni, nascosto nella cappa del camino, assistette impotente alla strage. Nell’ottobre ’46 si suiciderà con un colpo di pistola sotto il mento, com’erano stati uccisi i suoi genitori e la sorella. Poi fu la volta delle persone rifugiate nella stalla. Gli uomini furono fatti uscire uno alla volta e uccisi con un colpo di pistola sotto il mento. Il tenente Wunderle e alcune SS poi entrarono nella stalla: le donne pregavano, supplicavano, stringevano al petto i bambini. I mitra spararono nel mucchio, finché nella stalla tutto fu silenzio. I corpi quindi vennero cosparsi di strame e di benzina e bruciati. Morirono, della famiglia Comelli,: Bruno (di 12 anni); Giannina (di 3 anni); Giovanni; Idelma; Luciano (di 15 anni); Rita; Stefano, Vittorio (di 17 anni) e Antonia Anna Vizzutti, moglie di Giovanni. Della famiglia De Bortoli, morirono: Antonio; Bruna (di 6 anni); Luciano ( di 2 anni); Maria (di 4 anni); Oneglio ( di 8 anni); Silvano, Vilma (di 11 anni); Virginio e Santa Perlin, moglie di Pasquale De Bortoli. Della famiglia Dri, furono uccisi: Ruggero, la moglie Lucia Vizzutti, Ferruccio e Teresina. Si salvarono: Giovanni Dri, Paolo De Bortoli, di 6 anni; Pasquale De Bortoli, con in braccio Serena Dri; Gina De Bortoli, di 13 anni, che fu riparata dal corpo della madre. Gravemente ustionata dall’incendio, fuggi nuda tra il mais. Sopravvisse, dopo dieci mesi di ospedale a Gemona. Quindi il giovane Albino Comelli e poi Elisabetta De Bortoli, che era rimasta a cucinare in casa. Mentre si apprestava ad avviarsi verso la stalla, fu salvata da un tedesco che le fece capire di nascondersi. Il giorno dopo la gente delle frazioni vicine accorse, ma tedeschi e cosacchi impedirono che i corpi fossero sepolti. Solo quando se ne furono andati, fu possibile la sepoltura, in una fossa comune tra le case. Solo nel ’47, i resti, chiusi in 5 bare, furono accolti nel cimitero di Torlano. (dal sito www.anpiudine.org )

Programma della manifestazione: https://docs.google.com/open?id=0B2Fig3cDXuVMN0N2QnFmT2xTNjA

Video (5° parte) sulla strage con una testimonianza dello scrittore Franco Giustolisi (“L’armadio della vergogna“):

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GIUSEPPE DE BORTOLI febbraio 9, 2014 alle 10:04 am

Qual era, per i nazisti, la grave colpa di quei poveretti per averli così barbaramente assassinati?
Come è stato possibile tollerare di non avere perseguito a dovere i responsabili della strage?
Se di questi ultimi alcuni sono viventi, bisogna trovarli e processarli.

Anna Piccinini febbraio 4, 2015 alle 9:29 am

D’accordo sul processo agli assassini. Un uomo vero trova sempre in fondo al suo cuore una ragione per non uccidere un suo simile.
Ho per le mani il diario di un partigiano il cui nome è Antonio De Bortoli. La sua sorella si chiamava Elisabetta. Erano di Varese, ma potrebbero essere sfollati in Friuli. Mi chiedo se sono i stessi che sono stati uccisi durante la strage di Torlano (a parte Elisabetta che sembra sia sopravvissuta, a dimostrazione di quanto ho detto sopra, perché è stata avvisata da un tedesco).
Quando avrò finito di copiarlo, vi manderò una copia di questo diario, se vi interessa. Grazie e cordiali saluti.
Anna Piccinini
annapicci8@gmail.com

Roberto febbraio 4, 2015 alle 12:45 pm

Grazie Anna, le farò avere la mail.

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