Giornata della Memoria: La lunga marcia dei 54

gennaio 12, 2012

In occasione della “GIORNATA DELLA MEMORIA” dei partigiani
fucilati dai nazifascisti al cimitero di Mirano il 17-gennaio-1945 la
Sezione di Mirano dell’Anpi presenta il film:

“La lunga marcia dei 54”.

 

alle ore 20.45 del 20 gennaio 2012 presso la Sala Conferenze di
Villa Errera a Mirano con interventi di Alberto Gambato e Laura
Fasolin. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

 
scarica volantino:

Giornata della memoria – La Lunga Marcia dei 54

 

SINOSSI:
Dopo un rastrellamento durato tutto il giorno precedente nelle campagne di
Castelguglielmo (RO) e costato la vita ad 11 tra civili e partigiani, il 15 ottobre 1944
a Villamarzana (RO) il regime nazifascista perpetrò l’esecuzione di 43 persone,
partigiani e non, tramite fucilazione. Venne adottata la legge tedesca 1-10. Un ‘Primo
Esempio’ di rappresaglia rispetto alle azioni partigiane nel Medio ed Alto Polesine.
LAURA FASOLIN / Coordinatrice del progetto Centro di Documentazione sugli
eccidi nazifascisti di Villamarzana (RO):

Esiste un dovere morale al quale nessuno di noi dovrebbe sottrarsi, ossia la memoria
dei martiri. Uomini, donne, bambini e anziani privati arbitrariamente del loro bene
più prezioso: la vita. Un patrimonio comune da valorizzare, condividere ma
soprattutto da non dimenticare.
L’eccidio di Villamarzana, come gli altri eccidi polesani, ci lascia e ci deve lasciare
sgomenti e indignati davanti a delle morti che sembrano non avere un senso. Ma
dove il senso manca, spetta a noi dare un significato, perché un sacrificio non sia
vano, perché la riconoscenza dev’essere un obbligo.
Un testimone importante da passare alle generazioni future, che non poteva non
essere raccolto da chi quella tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle, da chi quella
tragedia ce l’ha ancora viva negli occhi, negli orecchi, nel cuore. Vittime che non
hanno perso la vita ma la carezza di un padre, la gioia di un figlio, l’amore di un
compagno, la protezione di un fratello.
Nessun dono è più prezioso della fiducia ricevuta da una persona nel momento in cui
ci apre la propria casa ed i propri ricordi ancora freschi e dolorosi e racconta quel
giorno, forse piovoso o forse no, con la lacrima della tristezza, col sorriso della
cortesia e della rassegnazione.
Nessuna responsabilità è più grande di ricevere quella fiducia, entrare in quella
storia, farla diventare la nostra storia e come tale condividerne l’angoscia, la tristezza,
la rabbia.
Ad Alberto Gambato va il merito di aver saputo interpretare quella tragedia con
giusta sensibilità e ottima cultura storica, di averla raccontata non solo attraverso le
parole dei narratori e le interviste raccolte in tre mesi di lavoro, ma anche attraverso
occhi malinconici, visi solcati da un tempo lungo 66 anni ma mai trascorso nei
ricordi.
Mani nervose, voci forti ed i campi del Polesine, rimasti pressoché immutati: gialli e
rigogliosi d’estate, marroni e nudi in autunno.
Protezione e trappola, luoghi della salvezza o della morte.
Scrisse Piero Calamandrei: “Nelle montagne della guerra partigiana, nelle carceri
dove furono torturati, nei campi di concentramento dove furono impiccati, nei deserti
e nelle steppe dove caddero combattendo, ovunque un italiano ha sofferto e versato il
suo sangue per colpa del fascismo, ivi è nata la nostra Costituzione. Essa può
diventare per le nuove generazioni, che saranno il ceto dirigente di domani, il
testamento spirituale di centomila morti, che indicano ai vivi il dovere dell’avvenire”.
In quei sacrifici stanno i principi fondanti della nostra Repubblica, della Costituzione
che sancisce la nostra libertà, la quale non può essere difesa senza la conoscenza ed il
rispetto per la troppa sofferenza già spesa per essa. Questo vuol essere La lunga
marcia dei 54: conoscenza del passato, consapevolezza del presente, testimone che
ogni generazione dovrà passare alla successiva.
Per ricordare, per onorare, perché l’orrore non debba più tornare.
ALBERTO GAMBATO / Note di Regia:
Laura Fasolin mi ha fatto arrivare in tempo. Lo dico perché affrontare un film sulla
memoria ed il suo salvataggio è qualcosa di inevitabilmente legato a tale
determinazione dimensionale. Le testimonianze si cristallizzano, il mimetismo dei
corpi esce da una supposta pretesa dimensione di realtà. Perciò quello che viene detto
e/o riportato rompe il contesto di “a domanda rispondo…” e quello del più generico
“mi ricordo…”. Ascoltare questi ‘bordi’ memoriali, questi lacerti di ricordi, ha portato
le riprese del film – dunque quando esso era ancora ben lungi dal suo farsi – molto
altrove, alla ricerca di possibili rispettivi riferimenti ambientali, agricoli, animali.
Vespe, cuccioli di fagiano in fuga, la cagna dormiente di Celestino Tasso; tutt’attorno,
un Alto Polesine in gran parte pietrificato dal punto di vista paesaggistico. Quasi che i
fatti dell’ottobre ‘44 siano stati cinema talmente definitivo da rendere inservibile per
qualsiasi altra cosa il set naturale che è la campagna tra Castelguglielmo e
Villamarzana. Questa sospensione – ancora una volta temporale – mi era parsa di
difficile documentazione, qualora non avessi ravvisato un paradosso duplice. Ecco
perché certezze, passato, fatti, storia e ‘verità’ sono appannaggio della terza età,
mentre il mio fantasma di ‘finzione’ rappresenta il futuro. I giovani, prossimi anziani.
Dunque le testimonianze parlano, ma non lo fanno da sole. Piuttosto dialogano tra
loro al montaggio, freneticamente. Sondando nell’esplosione del rigore spaziale le
possibilità di una verità della memoria – invece – tutta da costruire e raccontare. Che
arrivi ad essere il più comune e condivisa possibile.
CONTATTI: Alberto Gambato Via Frassinella n.° 33 – 45100 Rovigo (RO) Tel.: +393288213614
E-mail: lalungamarciadei54@gmail.com – gambatoalberto@gmail.com
Web: http://lalungamarciadei54.wordpress.com

 

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