Petizione: banchieri dietro le sbarre!

luglio 22, 2012

Dal sito Indimedia (http://www.indimedia.it/?p=8184):

Tre giorni per agire. La petizione lanciata da avaaz.org, nel pieno della crisi economica mondiale, contiene una denuncia importante contro la lobby delle banche. Siamo di fronte alla peggior specie di reato. La realizzazione di puro profitto tramite il furto di soldi pubblici, utilizzando la manipolazione dei tassi d’interesse per frodare persone che lavorano una vita per vivere in semplice dignità. Invitiamo a sottoscrivere questa petizione per sferrare un duro colpo a delle organizzazioni legalizzate che però non hanno nulla da invidiare alla criminalità organizzata. Ecco quanto, dopo lunghe inchieste, comunica avaaz:
Alcune grandi banche sono al centro di un mega scandalo per aver truccato i tassi d’interesse mondiali, rubando milioni di euro ai cittadini sui loro mutui, prestiti d’onore e molto altro! Noi finiremmo in carcere in un attimo, invece la Barclays dovrà soltanto pagare una multa che corrisponde a una minuscola parte dei suoi profitti! L’indignazione sta crescendo: è la nostra opportunità per mettere fine allo strapotere delle banche sulle nostre democrazie.
Il Commissario europeo per il mercato Michel Barnier ha alzato la testa contro la potente lobby delle banche e vuole promuovere una riforma che metterebbe dietro le sbarre i banchieri che commettono frodi come questa. Se l’Ue facesse il primo passo, poi tutto il mondo potrebbe seguire. Ma le banche hanno alzato le barricate, e soltanto un’ondata di persone che si battono per il cambiamento può far passare queste riforme.
Se nel giro di 3 giorni saremo 1 milione di persone dalla parte di Barnier, questo appoggio gli darà la forza necessaria per smascherare la lobby delle banche e spingere i nostri governi a portare a casa la riforma.

Clicca sotto per firmare e i nostri numeri crescenti saranno rappresentati di fronte al Parlamento europeo dalla messa in scena di banchieri dietro le sbarre:
http://www.avaaz.org/it/bankers_behind_bars_f/?bhPSUbb&v=15971

Ancora non si conosce la reale portata dello scandalo, ma quello che sappiamo è sconvolgente: sono coinvolte “diverse” fra le più importanti banche, e la manipolazione del tasso d’interesse Libor, il tasso sul quale si formano molti dei tassi d’interesse nel mondo, ha avuto conseguenze su centinaia di trilioni di dollari d’investimento. La Barclays da sola ha ammesso di aver commesso questa frode “centinaia” di volte.
Per troppo tempo ormai i nostri governi sono stati intimiditi da potenti banche che minacciavano di abbandonare il paese qualora fossero state adottate regole più stringenti. Per troppo tempo ormai le banche hanno manipolato i nostri mercati in loro favore, imbarcandosi in operazioni rischiose sicuri com’erano che se le cose fossero andate storte avrebbero costretto i governi a mettere a disposizione i nostri soldi pubblici.
Il sistema è truccato, e questo è un crimine. E’ arrivato il momento di mettere i criminali dietro le sbarre. Cominciamo dall’Europa, e cominciamo ora.
Forse non c’è mai stato un momento nella storia moderna in cui le grandi banche non avessero un potere eccessivo di cui hanno abusato. Ma le nostre democrazie si stanno ribellando: lo abbiamo visto contro i tiranni in giro per il mondo, e insieme possiamo aiutare a mettere fine anche allo strapotere delle banche.

Più informazioni:

Scandalo Libor, Barnier: faremo regole più rigide per le banche (Il Sole 24 Ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-07-08/scandalo-libor-barnier-faremo-203303.shtml?uuid=AbVqBu4F

Rabbia di Londra contro Barclays: ad lascia con “solo” 3 milioni di dollari (Wall street Italia) http://www.wallstreetitalia.com/article/1408255/rabbia-di-londra-contro-barclays-ad-lascia-con-solo-3-milioni-dollari.aspx

Fare banca truccando le carte (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2012/07/09/news/fare_banca_truccando_le_carte-38784415/

Il cuore marcio della finanza: lo scandalo sui tassi d’interesse sta per diventare mondiale [EN] (The Economist)
http://www.economist.com/node/21558281

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