Contributo per una cultura della pace

settembre 9, 2013

…Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!
Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello – penso ai bambini: soltanto a quelli… – guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!… non più la guerra, non più la guerra!»
La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità»
Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia.
(Brani tratti dall’omelia pronunciata da Papa Francesco, nel corso della veglia di preghiera per la Pace in occasione della Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero da lui indetta)

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Roberto settembre 9, 2013 alle 2:14 pm

Non ho niente da dire sullo specifico messaggio del papa, il problema è quello delle azioni concrete finora intraprese dall chiesa cattolica, ad iniziare dall’ordinariato militare. Come si può parlare della pace e affermare con la Costituzione Apostolica Spirituali Militum Curae che “la Chiesa ha sempre voluto provvedere con lodevole sollecitudine e in modo proporzionato alle varie esigenze, alla cura spirituale dei militari. Essi, infatti, costituiscono un determinato ceto sociale e, “per le peculiari condizioni della loro vita”, sia che volontariamente facciano parte in modo stabile delle forze armate, sia che per legge vi siano chiamati per un tempo determinato, hanno bisogno di una concreta e specifica forma di assistenza pastorale”? Come ha detto qualcuno forse così con le cure spirituali il militare spara meglio e senza sensi di colpa? Forse il papa dovrebbe partire da queste azioni concrete, come abolire l’ordinariato militare, dire che non esistono guerre umanitarie, che non va bene che venga eletto a capo dello Ior uno che costruisce navi da guerra. Di interferenze vaticane nella vita politica italiana ce ne sono innumerevoli esempi: perchè il papa (questo e tutti gli altri) non si fa sentire anche per questi problemi?

pier paolo fassetta settembre 9, 2013 alle 8:15 pm

Molte e forse ancora più gravi di quelle ricordate da Roberto, sono le responsabilità accumulate in 2000 anni di storia dalla Chiesa come potere temporale. Guerre, persecuzioni, scomuniche, anatemi o peggio passività o compromissioni nei confronti di tanti tragici eventi che hanno attraversato la storia dell’umanità.
Per rimanere in tema con le tue osservazioni è importante ricordare a quale pesante censura, come prete e come uomo, fu sottoposto Don Lorenzo Milani a causa della sua lettera indirizzata proprio ai cappellani militari a favore dell’obiezione di coscienza. Ma la sua era voce di un uomo di Chiesa che è rimasta tale sino alla fine assieme a molte altre meno conosciute.
Concordo con te che, se la Chiesa vuol parlare al mondo il linguaggio della Pace, fondata sulla giustizia e il rispetto della persona, sulla carità e il perdono, deve recuperare il valore assoluto del Verbo che è stata chiamata a testimoniare, senza timori reverenziali, in un’azione che richiede coerenza e sacrificio oltre i limiti imposti dalle logiche terrene.
La breve stagione di Papa Francesco ha già sconcertato tutti, più dentro che fuori i palazzi romani (non solo quelli vaticani), con parole e comportamenti che trovano in quest’ultimo atto, il digiuno e la veglia di preghiera per la Pace, la conferma di un’ azione pastorale fondata sul coinvolgimento personale, diretto, oltre ogni formalistico cerimoniale.
Personalmente, sarà il nome Francesco ad ispirami una grande fiducia, ma sono convinto che una nuova stagione si stia affermando non solo per la comunità dei credenti ma anche per quanti oggi, giustamente, dubitano.
Grazie per l’opportunità, ciao.
Pier Paolo

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