Nuto Revelli

febbraio 4, 2013

Nuto Revelli nasce a Cuneo nel 1919. Ufficiale degli alpini, visse la tragedia della campagna di Russia e della ritirata, documentandola nel diario “Mai tardi”. Salito in montagna dopo l’8 settembre, diresse una delle più attive formazioni partigiane del Cuneense: questa esperienza è riflessa nel volume “La guerra dei poveri”. Ha raccolto nel volume “La strada del Davai” le testimonianze orali di quaranta reduci della Cuneense e, nell’ “Ultimo fronte” le lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale. Nel 1977 scrisse “Il mondo dei vinti”, una raccolta di testimonianze orali la cui idea risale ai mesi della guerra partigiana: far parlare “quelli che non sapevano”, i “vinti”, i contadini e i montanari delle zone depresse del Cuneense, gli emarginati, i dimenticati di sempre. Storie di guerra, di lavoro, di emigrazione, storie vere del mondo contadino fotografato nella sua dura realtà quotidiana: pagine che costituiscono un atto di accusa per un genocidio silenzioso attuato nell’indifferenza di tanti e che costituiscono la preziosa documentazione di una civiltà e di una cultura ormai passata.

“Una società che abbandona al proprio destino le sacche di depressione e miseria, che soffoca le minoranze, è una società malata”

Nessuno ha voluto accompagnare i contadini nella Storia come protagonisti. Il “mondo dei vinti” è stato lasciato in disparte, utile serbatoio di soldati inconsapevoli, di manodopera strappata al suo ambiente naturale, di docili elettori. Nuto Revelli ha raccolto queste testimonianze per trasformare in una lezione per il presente (di consapevolezza critica, di autocoscienza) l’esperienza di “quelli che non sapevano”.
Nuto è morto a Cuneo il 5 febbraio 2004.

Un calcolo approssimativo dice che nell’estate 1944 operano nel Cuneese seimila partigiani. Ogni giorno i «Notiziari dell’attività ribellistica», compilati dal prefetto fascista e inviati al Ministero dell’Interno, al Quartier Generale, al Capo della Polizia, registrano decine di «colpi di mano», di azioni e sabotaggi compiuti dai «fuorilegge», dai «banditi», dai «ribelli». Ormai i fascisti si sentono assediati, chiusi in una morsa tremenda, e rispondono come sempre con le rappresaglie, con le torture, i massacri, gli incendi. I fascisti guardano ogni notizia, ogni fatto, con la lente di ingrandimento. Senza una massiccia presenza dei tedeschi si sentono perduti, impotenti.
I rastrellamenti dell’estate-autunno incidono di nuovo sul morale delle popolazioni. L’inverno 1944-45 si presenta durissimo. Nel cuore del’inverno le brigate partigiane che operano nelle valli, nelle immediate retrovie del fronte alpino, devono smistare verso le Langhe una parte delle loro forze.
Poi la primavera 1945, poi i giorni del 25 aprile, con le popolazioni protagoniste nella battaglia della Liberazione. II prezzo pagato dalla nostra gente, il prezzo visibile, è scritto sulle lapidi, sui cippi disseminati a centinaia nelle valli, in pianura, nelle Langhe. Sono duemila i nostri Caduti in combattimento, gli impiccati, i morti sotto le torture, i morti nei campi di sterminio e nei campi di prigionia tedeschi. Molti di questi Caduti sono contadini, anche se le lapidi e i cippi non lo dicono.” (dall’introduzione a “Il mondo dei vinti”)

I testimoni si dilungano nell’inventariare e descrivere i nascondigli dei «renitenti». Ma una cosa non la dicono, forse perché la ignorano, forse perché fingono di ignorarla. Non dicono che la sicurezza delle «tane» che ospitavano i «renitenti» era tutta e soltanto nella forza, nella presenza attiva dei partigiani. Senza la presenza attiva dei partigiani, i tedeschi e i fascisti avrebbero stroncato il fenomeno della renitenza nel giro di dieci giorni.
Tutti gli eccidi, tutte le rappresaglie, sono scolpiti nella mente dei testimoni. Salvi, Frezza, Ronza, Ferrari, Brachet, Pavan, Pocar, Languasco, Gagliardi, Rossi, sono ancora simbolo del terrore. Non per niente i testimoni, quando descrivono le imprese dei Salvi o dei Languasco, tremano, si emozionano. Raccontano, ed è come se rivivessero un brutto sogno, come se disegnassero un ex voto. Hanno paura a parlare dei fascisti e del fascismo, come se ne temessero il ritorno! Soltanto i congiunti dei partigiani, soltanto i congiunti dei fucilati e degli impiccati, quando raccontano vanno oltre l’episodio, e mi parlano senza mezze parole del fascismo di ieri e di oggi. Lorenzo Falco, ex partigiano, sopravvissuto ai campi di sterminio, non esita, mi dice: « Il fascismo di oggi è solo il risveglio della morte». (dall’introduzione a “Il mondo dei vinti”)

http://www.nutorevelli.org/biografia.aspx

La canzone “Pietà l’è morta” con parole di Nuto Revelli:

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