Volantini (leghisti) e minacce contro il consigliere «marocchino» di Treviso

giugno 8, 2013

Said Chaibi con Umberto Lorenzoni "Eros" a Vidor (http://imgur.com/a/lti3G)

Un ragazzo di 22 anni figlio di genitori marocchini diventa il simbolo della battaglia elettorale trevigiana: Said Chaibi sarà il primo consigliere comunale di origini straniere eletto nella roccaforte leghista e il Carroccio l’ha preso di mira, distribuendo volantini che lo presentano come il «pericolo comunista» incombente sulla città. Ma adesso la questione diventa anche più seria: la scorsa notte il giovane ha raccontato di essere stato minacciato e inseguito da due automobili, che hanno tentato di farlo uscire di strada. «Questo è il terreno di confronto che vogliono per alzare il tiro in maniera spietata – dice Chaibi –  ma io sono trevigiano quanto loro e devono farsene una ragione. Lunedì decideranno gli elettori». Il 27 maggio Treviso ha scelto di mandare al ballottaggio i due candidati sindaco più votati al primo turno, Giovanni Manildo per il centrosinistra e Giancarlo Gentilini per Lega e Pdl. Chaibi, che era candidato con Sel nella coalizione per Manildo, ha preso 149 preferenze ed entrerà comunque in consiglio comunale, in maggioranza o all’opposizione.
Ed è stato anche questo a spingere Lega, Pdl e alleati a scuotere la moderata Treviso paventando il pericolo rosso. La campagna elettorale di Gentilini, per la prima volta in svantaggio, sta puntando tutto sulla dicotomia fra la conservazione e la continuità dei passati vent’anni di amministrazione leghista da una parte, e l’avvento «del comunismo» dall’altra, incarnato non tanto dall’avversario Manildo, che è un moderato, ma dalla sua squadra di centrosinistra. La Lega accusa gli avversari di voler portare a Treviso i centri sociali e favorire le occupazioni abusive, e sul finire della scorsa settimana ha iniziato a diffondere i nuovi volantini per il ballottaggio: recano un’immagine del presidente della Camera Laura Boldrini (espressione di Sel) e una vecchia foto di Chaibi, accanto alla quale viene riportato con toni molto critici un suo pensiero sulla necessità di integrare gli stranieri, riferito agli omicidi violenti compiuti a Milano dall’immigrato clandestino Kabobo. Nella notte fra domenica e lunedì Chaibi stava attaccando manifesti per Manildo insieme a due attivisti; quattro sconosciuti si sono avvicinati a loro minacciando di strappare i manifesti. Quando i ragazzi sono risaliti in macchina per allontanarsi, i quattro, su vetture di grossa cilindrata, li hanno inseguiti, rischiando di farli uscire di strada. Chaibi ha segnalato la vicenda alla Digos, che ora indaga. «Non sono stato eletto da immigrati ma da cittadini trevigiani. Sono nato in Italia e Treviso è la mia città, sono trevigianissimo, ho frequentato le scuole qui dall’asilo alle superiori. Questo odio è stato creato da una fazione che fa politica su questi temi mentre io ne preferisco altri, come cercare soluzioni al disagio dei cittadini che non guardano nomi o colori della pelle, ma idee e competenza. Mi sembra che ormai che non abbiano più motivazioni per opporsi al cambiamento ». Le due coalizioni sono pronte alla sfida. «Noi pensiamo a parlare dei problemi dei cittadini – riflette Roberto Grigoletto, il coordinatore della campagna di Manildo -, non prestiamo il fianco alle provocazioni». Il segretario cittadino della Lega, Enrico Chinellato, commenta: «Non abbiamo nulla di personale contro Said, ma siamo lontani dalle idee che lui rappresenta, quelle di Sel, troppo estremiste e radicali. Chissà dov’è andato ad appenderli, quei manifesti, dato che non ne vediamo in giro. Forse l’hanno fermato prima che potesse farlo». E il candidato Gentilini: «Non so niente di questa storia ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il rispetto delle regole è alla base del vivere civile». Per Abdallah Khezraji, rappresentante delle comunità immigrate trevigiane e vicepresidente della consulta regionale per l’immigrazione, l’episodio denunciato da Chaibi è «un tentativo disperato della Lega di riguadagnare consensi irrimediabilmente persi. Said è un cittadino italiano che gode del diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. E come consigliere ha ottenuto il doppio delle preferenze del sindaco uscente, Gian Paolo Gobbo».

Silvia Madiotto

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